Sentenza della Corte Europea: l'obesità può essere considerata un handicap In evidenza

18 Dic 2014
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Sentenza della Corte Europea: l'obesità può essere considerata un handicap

Immaginate per un attimo di avere figli in età pre-scolare e di volervi concedere una serata di intimità coniugale, condita magari da una di quelle cene a lume di candela che vi hanno fatto innamorare molti anni prima dell'avvento di vincoli matrimoniali e gravidanze varie: affidereste vostro figlio ad un baby-sitter che pesa 160 kg, in assenza di un'alternativa?

Molti di voi risponderanno di sì, ritenendo (a ragione) che il peso di una persona non pregiudichi affatto la sa capacità di relazionarsi con l'universo infantile; altri risulteranno più diffidenti, dal momento che l'obesità si associa spesso ad una limitatezza motoria che difficilmente si accorda con la vitalità di un bambino piccolo, in perenne movimento quasi per definizione.

obesohandicap

Costretta ad uscire dal campo delle mere ipotesi in virtù di un ricorso presentato da un non più ipotetico baby-sitter di 160 chili di nome Karsten Kaltoft, licenziato dal comune di Billbund (in Danimarca) del quale era dipendente a causa del suo peso, la Corte Europea ha stabilito che l'obesità può essere a tutti gli effetti considerata un handicap e disposto per tanto il reintegro del lavoratore allontanato al suo antico posto di lavoro.

A colpire l'attenzione mondiale, più che il caso in sé (nel quale il comune per altro nega, logicamente ,che l'obesità del dipendente fosse all'origine del licenziamento) è la sentenza stessa che si pone come un precedente in grado di ridefinire gli interi rapporti lavorativi che coinvolgono la popolazione extra-large a livello Continentale: affermare infatti che l'obesità rientra nelle categorie assimilabili alle disfunzioni fisiche o mentali tradizionali significa, da un lato, rendere obbligatorie maggiori tutele per tutti lavoratori colpiti dalla patologia e dall'altro riconoscerne l'impossibilità a svolgere determinate mansioni.

Tradotto in un linguaggio squisitamente pratico, gli uffici dovranno dotarsi di sedie più larghe e scrivanie più agevoli, facendo finire i tradizionali utensili lavorativi nel novero delle “barriere architettoniche” e consentendo a tutti i soggetti obesi di pretendere le agevolazioni e le tutele legali che si applicano ai portatori di handicap.

Premesso che la Corte Europea ha stabilito che ogni singolo caso venga giudicato dai tribunali presenti nei paesi di riferimento, si è levato da più parti un coro di dissenso basato sull'assunto che l'obesità è causa diretta dei cattivi comportamenti alimentari del singolo individuo e che, per tanto, non può essere ragionevolmente inerita nella categoria degli handicaps.
Trovando in questa sede la questione piuttosto futile, dal momento che anche una menomazione (come la perdita di un arto) può essere causata da un comportamento sconsiderato, senza tuttavia ledere le tutele lavorative dell'individuo colpito, il problema che si pone riguarda più la reversibilità del fenomeno che la sua presunta origine: se un soggetto obeso smette di esserlo a seguito di una dieta o di un intervento chirurgico, come si devono comportare le istituzioni di ogni nazione di fronte ad un caso di un portatore di handicap divenuto tutto ad un tratto perfettamente sano e adatto a svolgere ogni tipologia di occupazione?

Non conoscendo la risposta a quello che pare essere solo uno dei molti quesiti destinati ad apparire in concomitanza con il nuovo orizzonte legislativo, ci riserviamo il diritto di attendere l'effettiva applicazione della sentenza emanata dalla Corte prima di trarre le dovute conclusioni sulla sua legittimità; nel frattempo, non resta che scegliere con molta attenzione i nostri baby-sitter ed evitare ripensamenti dell'ultimo minuto, prima che la tanto agognata cena a lume di candela si concluda in un'aula di tribunale.

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