Postare troppi selfie potrebbe essere sintomo di disturbi psichici
Definire il concetto di “normalità” è sempre stata una delle delle imprese più ardue che il genere umano si è trovato di fronte fin dall'alba della civiltà; impresa talmente disperata da condursi in direzione di una definizione strettamente di carattere negativo, che identifica cioè i cosiddetti “anormali” senza per altro chiarire il concetto.
Se dunque coloro che seviziano poveri gattini o circolano per la strada completamente nudi a metà Gennaio tanto normali non sono di sicuro, anche la nutrita schiera di maniaci dell'autoscatto potrebbe trovarsi presto ad essere inquadrata in una qualche categoria preposta a definire disturbi psichici di varia natura.

A sostenerlo è una recente indagine compiuta dai ricercatori dell'università dell'Ohio che ha portato alla luce la correlazione tra un'attitudine troppo marcata per i cosiddetti “selfie” e la presenza di tendenze di tipo antisociale derivanti da un'inconscia carenza di autostima.
Secondo i medici americani, postare in continuazione immagini del proprio volto sui principali canali di comunicazione online celerebbe la presenza di disturbi psichici connessi con la ricerca di autocompiacimento protratta in modo ossessivo-compulsivo e assimilabile alla fenomenologia del narcisismo.
Per giungere a questa conclusione, i ricercatori dell'Ohio hanno esaminato un campione pari a 800 cittadini americani, ai quali è stato chiesto di compilare appositi questionari volti a portare alla luce il rapporto che intercorreva tra la loro tendenza a postare selfies su Faceboook o Instagram e una serie di caratteristiche attitudinali, scoprendo così che coloro che erano soliti cimentarsi con un numero di autoscatti prossimo ad una collezione di figurine, nascondevano una velata (ma poi neanche troppo) tendenza al narcisismo in cui la ricerca di autocompiacimento celava una profonda insicurezza emotiva.
Da quanto si evince dallo studio pubblicato su Personality and Individuality Differences, pare dunque che la continua ricerca di approvazione sui social networks non sia tanto una moda passeggera, quanto il manifestarsi di tendenze psicologiche profonde che ci spingono a ricercare “mi piace” e “condivisioni” per alleviare l'impatto delle nostre paure sociali più ataviche e radicate.
Ovviamente la ricerca americana non si traduce in un'immediata assimilazione di tutti i maniaci dei selfie ad una determinata categoria psichica, ma si pone come un campanello d'allarme di fronte ad atteggiamenti che potrebbero denotare un'anomalia di fondo all'interno ella nostra psiche, sempre ammesso che la normalità esista davvero e che un giorno qualcuno riuscirà a definirla per esteso.


