Dieta dell'orologio: come perdere peso non mangiando per 12 ore In evidenza
Da Galileo Galilei in poi, la nostra storia narra la vicenda di un mondo della scienza fermamente contrapposto all'ambito della religione per determinare il prevalere di uno dei due paradigmi culturali e il conseguente modello di sviluppo da adottare in ambito sociale.
Capita ogni tanto che scienza e religione non si trovino tuttavia così contrapposte e che, al contrario, medici e scienziati giungano a rivalutare pratiche arcaiche sotto la lente dei microscopi, come nel caso della modernissima “Dieta dell'orologio” che altro non è in fondo, di una variante rivista e corretta di quel Ramadan sul quale il mondo islamico fonda gran parte delle proprie credenze religiose.

Secondo un'equipe di nutrizionisti facente capo al Salk Institute for Biological Studies di San Diego, il modo migliore per dimagrire (a prescindere dalla tipologia di regime alimentare adottato) consisterebbe nel concedere all'organismo lungi periodi di riposo dal cibo, andando così ad alternare i pasti a fasi di digiuno la cui durata ottimale viene stimata introno alle dodici ore consecutive.
Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno condotto un lungo esperimento su un gruppo di cavie da laboratorio alimentate secondo i principi riconducibili a quattro differenti tipologie di diete: ad alto contenuto di grassi; ad alto contenuto di fruttosio; ad alto contenuto di grassi e saccarosio e con normali crocchette per topi e poi suddivise in due gruppi in base alla frequenza di approvigionamento richiesta dallo studio.
Al termine del test i nutrizionisti americani hanno scoperto che, a parità di apporto calorico ingerito, le cavie costrette ad alimentarsi solo durante una determinata “finestra” di tempo facevano riscontrare maggiori benefici rispetto ai topi lasciati invece liberi di mangiare quando ritenevano opportuno; vale a dire che, qualunque sia la tipologia di dieta seguita, il solo fatto di concentrare i propri pasti quotidiani lungo un arco temporale ristretto (generalmente tra le 9 e le 15) pare in grado di stimolare una reazione metabolica funzionale al dimagrimento.
Secondo la dottoressa Satchidananda Panda, autrice dello studio, seguire un'alimentazione “a orologio” non solo è in grado di accelerare le funzioni metaboliche e di metterci al riparo dai possibili accumuli adiposi, ma costituisce di per sé un'efficace garanzia per un dimagrimento rapido e per la prevenzione di numerose patologie in grado di svilupparsi proprio a partire da un malfunzionamento del metabolismo.
Lo studio pubblicato su Cell Metabolism pare dunque smentire il paradigma vigente, che prevede un ampio numero di piccoli pasti da consumarsi durante le 24 ore in ottica di dimagrimento e offre un'inedita alternativa a tutti coloro che hanno tentato invano con diverse tipologie di diete, sempre a patto, s'intende, che il rispetto della tabella oraria prevista dal regime alimentare sia più che scrupoloso: quasi religioso, si potrebbe dire.


