Autismo: un campanello d'allarme nel pianto dei neonati
Non appena si diventa genitori per la prima volta ci si accorge magicamente di quanto i neonati non assomiglino affatto a bambolotti sempre sorridenti e di quanto i bebè posseggano, al contrario, un repertorio di pianti e vagiti talmente vario da fare invidia ad un'orchestra sinfonica e da imporre rapidamente la ricerca delle effettive cause che originano ogni singola tipologia di pianto.
Secondo uno studio compiuto dai ricercatori dell'Istituto Superiore della Sanità (Iss) pare ora che, oltre a denotare la presenza di fame, frustrazione, coliche gassose e quant'altro, i pianti dei neonati potrebbero addirittura essere la prima spia legata all'insorgenza dell'autismo, patologia dalla difficile e complessissima diagnosi.

All'interno del vasto progetto di ricerca italiano dedicato al riconoscimento precoce della sindrome autistica è infatti emersa la possibilità che il primissimo campanello di allarme possa essere rappresentato da un pianto anomalo, apparentemente riconducibile alle normali cause che originano il malcontento infantile, ma leggermente differente in quanto a tono ed intensità.
Al termine di un lungo esperimento condotto su circa 50 neonati, tutti con fratelli autistici e dunque considerati da altissimo rischio, gli esperti dell'Iss si sono infatti accorti della presenza di una particolare tipologia di pianto che denoterebbe l'insorgenza di un disagio profondo ed hanno confrontato i risultati ottenuti con quelli relativi ad un ulteriore campione di bambini, tutti privi di casi di autismo in famiglia.
L'analisi comparata ha rivelato, come previsto, la totale assenza della nuova “categoria di pianto” nei bambini a basso coefficiente di rischio, confermando così la tesi che prevede la presenza di campanelli di allarme che si sviluppano fin dalle primissima fasi della vita e che potrebbero condurre in futuro, ad elaborare diagnosi molto più tempestive di quelle condotte tramite le metodologie d'indagine attualmente in uso.
La ricerca condotta dall'Iss non è infatti che un importante inizio su quelle che potrebbero essere le strategie diagnostiche destinate a trasformarsi in standard normativo non appena individuate le cause esatte di quel particolare pianto, che differisce dall'immenso repertorio dodecafonico messo in atto dai bambini sani, ma pur sempre ben lontani da assomigliare a bambolotti sorridenti.




