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Il freddo aumenta il rischio di infarto

02 Set 2015
Il freddo aumenta il rischio di infarto

Per quanto complesso e ricco di organi deputati a svolgere le più disparate funzioni, il nostro organismo e il suo precario equilibrio si basano sulla presenza di sostanze liquide, per lor stessa natura soggette a dilatarsi ed espandersi al variare di pressione e temperatura, con tutte le conseguenze del caso e con opposte patologie pronte a manifestarsi in caso di situazioni climaticamente estreme.

Se il gran caldo e l'afa possono favorire l'insorgenza di collassi dovuti alla difficoltà di far giungere il sangue alla sua naturale meta, un clima piuttosto freddo, dal canto suo, rischia di condurre in direzione del medesimo effetto rappresentato dal blocco delle funzionalità del cuore che si manifestano, questa volta, sotto forma di infarto.

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Secondo uno studio compiuto da un'equipe di ricerca capitanata dalla dottoressa Shuangbo Liu dell'Università di Manitoba a Winnipeg, Canada, l'abbassamento delle temperature condurrebbe in direzione di un aumento legato al rischio di infarto pari addirittura al 7%, misura sufficiente a determinare la pericolosità dei climi gelati sull'organismo umano e sulle sue funzioni.

Nel corso dello studio, durato oltre sei anni e recentemente presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc), il team di ricerca canadese ha preso in esame le condizioni di salute dei 700 mila abitanti di Winnipeg e la loro familiarità nei confronti dell'insorgenza di Stemi, particolare forma di infarto connotata da anomalie dell'elettrocardiogramma, scoprendo l'esistenza di un nesso causale tra il clima rigido della città canadese (in inverno si arriva ameno 47 gradi centigradi) e l'elevato tasso di mortalità legata ad arresti cardiaci.

La ricerca, incentrata su circa 2 mila casi di infarto grave, è infatti riuscita ad ascrivere i bassi regimi climatici l'origine dello Stemi e a scagionare altri fattori, come la neve, erroneamente ritenuti in grado di favorire la comparsa di disfunzioni cardiovascolari potenzialmente letali.

Esiste inoltre, secondo la dottoressa Liu, la possibilità di minimizzare i rischi facendo attenzione alle previsioni meteorologiche ed evitando di esporsi ai rischi del freddo in caso la colonnina di mercurio subisca repentine discese, destinate a diventare pericolose in caso lo sbalzo termico quotidiano superi i 5 gradi centigradi.

La ricerca canadese pare dunque chiarire, da un punto di vista statistico e numerico, quanto ritenuto ovvio per millenni dalla medicina, ovvero la diretta influenza di clima e pressione sul funzionamento di quel meraviglioso apparato umano, pur sempre legato al trasporto di sostanze liquide anche a fronte della sua stupefacente complessità d'insieme.

 

Cinese di Maputo

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