Si ricordi di conservare lo scontrino, mi raccomando.
Chiunque abbia, almeno una volta nella vita, acquistato un maglione troppo stretto o un forno a microonde difettoso, sa perfettamente quanto sia inutile tornare in negozio il giorno seguente cercando di persuadere il commesso della nostra buona fede.
Gli scontrini sono gli unici testimoni ammessi in un processo che non prevede giustificazioni basate sul riconoscimento facciale , per cui, spesso con un eccesso di zelo, tendiamo a conservare i preziosi tagliandi ben oltre il termine di scadenza previsto dalla garanzia, nella speranza di avere un giorno un nuovo maglione o un nuovo forno senza troppe spese aggiuntive.
Se rientrate nel novero degli accumulatori compulsivi di scontrini e passate ore intere a rimirali sperando di scorgervi una parvenza di garanzia ancora valida o semplicemente il ricordo di un acquisto poco azzeccato, pare che dobbiate preoccuparvi più dei possibili effetti sulla vostra salute che non dell'ira di cassieri e commessi scostanti.

Da quanto emerge da un recente studio effettuato dai medici facenti capo al Cincinnati Children's Hospital, pare infatti che gli scontrini nuocciano alla salute, in virtù di un composto denominato bisfenolo A (Bpa) che viene prodotto dal surriscaldamento della carta impiegata per stampare le comuni prove d'acquisto e che va, mediante una reazione chimica ad inficiare il funzionamento del nostro apparato riproduttivo e del sistema nervoso.
Il composto in questione, presente in numerosi materiali plastici e nelle lattine (oltre che negli scontrini), è fin dagli anni trenta del secolo scorso oggetto di numerose discussioni all'interno della comunità scientifica per via della sua capacità di interagire con il nostro sistema endocrino e di alterare la corretta funzionalità di molti organi; pertanto, il suo utilizzo è stato via via limitato negli anni fino al minimo indispensabile ed è tuttora oggetto di varie campagne che lo vorrebbero bandito del tutto dalle produzioni di materiali industriali.
Per scoprire le concetrazioni di bisfenolo A nei comuni scontrini fiscali, l'equipe americana capitanata da Shelley Ehrlich ha condotto un test su 24 studenti universitari, durante il quale i volontari erano invitati a sfogliare per due ore di seguito numerosi scontrini (in una prima fase a mani nude e succesivamente con l'ausilio di guanti), prima di essere sottoposti ad un accurato esame delle urine volto a rintracciare la presenza di sostanze anomale.
Dallo studio è emerso che gli studenti universitari riscontravano una minor livello di bisfenolo A nelle urine quando maneggiavano ricevute fiscali con i guanti, mentre, nel periodo in cui lo spoglio era avvenuto a mani nude, i livelli di concentrazione della sostanza avevano assunto connotazioni decisamente preoccupanti.
Sarebbe dunque opportuno introdurre misure precauzionali quando la nostra posizione lavorativa ci espone ad un contatto prolungato con gli scontrini, al fine di non incappare in danni a lungo termine che potrebbero essere difficilmente reversibili e che potrebbero riverberarsi sulle nostre funzioni mentali e riporduttive.
Ricordatevi dunque di conservare lo scontrino, senza magari passare ore e ore a rigiralo tra le mani nella speranza di trovarci un maglione più largo o un forno a microonde funzionante.










