Più ancora della bomba a neutroni e degli avveniristici droni, la televisione è probabilmente la più potente arma inventata durante gli ultimi cento anni.
Nonostante le nostre continue lamentele relative all'assurdità dei palinsesti e al costo del canone annuo, la televisione continua a rappresentare la principale forma di intrattenimento di massa, perché, in fondo, riesce ancora a farci arrabbiare, ad occupare il nostro tempo libero durante le giornate di pioggia e a divertirci, soprattutto nei fortunati casi in cui ci capita di assistere in diretta ad una gaffe destinata ad entrare negli annali.

Ripercorrendo la piccola galleria degli orrori televisivi, molti ricorderanno il celebre scivolone compiuto da una presentatrice nostrana (oltre a quello della Signora Longari) interrogata sul suo rapporto con il gioco del pallone e vittima di un lapsus che la portò a confondere la sua dipendenza dal calcio con qualcosa di molto simile da un punto di vista linguistico.
La bionda star televisiva in questione, ha probabilmente rivelato un tasso di verità superiore alle sue intenzioni, mettendo a nudo una debolezza che ci accomuna tutti (o quasi) e che fa in modo che ci risulti difficile prescindere da una vita sessuale piena e soddisfacente.
Se, tuttavia, un'attività sessuale equilbrata è un fattore necessario al mantenimento del nostro equilibrio psico-fisico, in alcuni casi può trasformarsi in un'autentica dipendenza neurologica, simile a quella innescata nel nostro cervello dall'effetto delle sostanze stupefacenti e condita da dolorose crisi d'astinenza.
A sostenerlo è una recentissima ricerca dell'Università di Cambridge che ha messo in luce, da un punto di vista biologico e chimico, il nesso che intercorre tra un eccessivo impulso di natura sessuale e le reazioni che avvengono nel nostro cervello, scoprendo che la sesso-dipendenza non è un'invenzione mediatica o un insinuazione da osteria, ma una vera è propria patologia.
Gli stimoli provenienti dalle esposizioni di materiale pornografico (ormai diventati il pane quotidiano dell'internauta solitario) sono in grado di innescare comportamenti di tipo compulsivo nel fruitore e di favorire l'insorgere, in tempi relativamente brevi, di un'autentica dipendenza psicologica di tipo ossessivo.
Un team di ricerca inglese, capitanato da Valerie Voon, si è infatti servito di materiale dai contenuti sessualmente espliciti per monitorare i livelli di attività cerebrale nei soggetti sottoposti al particolare test, scoprendo che la visione di contenuti pornografici attivava nei volontari le stesse tre aree del cervello che vengono “accese” in caso di tossicodipendenza e che, dunque, gli stimoli visivi (e auditivi) ai quali venivano esposti i volontari si comportavano esattamente come una droga.
In una seconda fase, gli scienziati sono passati dal versante biochimico a quello meramente psicologico per trovare conferma di quanto osservato e hanno sottoposto i volontari ad un questionario simile a quello che viene impiegato dalle strutture adibite al recupero dei tossicodipendenti, con l'intento di vagliare il livello di dipendenza da una determinata sostanza.
Dai questionari è emerso che la tipologia di risposte fornite dai neo-sessodipendenti non discostavano da quelle fornite dai tossicodipenti ed evidenziavano l'insorgere dei meccanismi psicologici associati alle dipendenze, primo tra uttti il fenomeno del craving, ovvero il desiderio ossessivo di procurarsi una nuova dose della sostanza (o del prodotto, in questo caso) dal quale avevano tratto piacere.
Pare dunque che qualcuno, dopo oltre un secolo, sia riuscito ad inventare un'arma persino più potente della televisione e far sorgere una nuova forma di dipendenza presso milioni di cittadini sparsi per il mondo; una dipendenza piuttosto particolare, nella quale la gaffe non è l'eccezione, ma la norma più assoluta.










