Chi dorme non piglia pesci!
Se rientrate nel novero di coloro che attendono che la soluzione di un problema gli si presenti magicamente davanti senza muovere un dito o di coloro che amano sedersi sulle sponde di un fiume in attesa di veder passare (metaforicamente, si spera!) il cadavere del proprio acerrimo nemico, vi sarete sentiti ripetere queste parole almeno un migliaio di volte al giorno, festivi esclusi.
Il detto popolare, sorto in un'epoca storica in cui la pesca rappresentava una delle principali fonti di sostentamento per l'umanità, è il più celebre invito all'azione in lingua italiana e un'incessante promemoria atto a ricordarci che, per far sì che gli eventi seguano il corso della nostra volontà, occorre rimboccarsi le maniche, dal momento che di pesci volenterosi di saltare tra le nostre braccia durante il sonno non vi è traccia nelle cronache umane.

Già, ma se per assurdo fosse proprio il pesce a conciliarci quel piacevole sonno non funestato da continui risvegli e incubi che appare sempre più una chimera in una fase storica nella quale l'insonnia sta assumendo i connotati di una piaga sociale?
Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Bergen, in Norvegia, una dieta ricca di Omega 3 potrebbe infatti garantire una buona qualità del sonno e porci al riparo da tutti quegli affanni che ci portano, nel cuore della notte, a rimirare le lancette fluorescenti sul comodino e a desiderare che un'alba prematura ponga fine al nostro tormento.
Gli Omega 3 (o PUFA n-3), sono una categoria di acidi grassi essenziali, presenti soprattutto nel pesce e nei crostacei, le cui proprietà benefiche sono note da tempo grazie ad un'ampia letteratura scientifica ha documentato, negli ultimi vent'anni, i vantaggi derivanti da una regolare assunzione dell'elemento nutritivo in questione e le problematiche, soprattutto legate la sistema cardiovascolare, associate ad una carenza cronica.
La ricerca è stata effettuata su alcuni volontari che sono stati nutriti durante un arco temporale pari a sei mesi mediante pasti ricchi di pesce (salmone, soprattutto) per tre volte alla settimana e i cui valori del sangue sono stati continuamente monitorati al fine di riscontrare variazioni significative nei livelli di vitamina D, generalmente associati alla capacità di riposo del nostro organismo.
Al termine dello studio è emerso che le alte concentrazioni di Omega 3 presenti nel sangue avevano prodotto un riequilibrio complessivo dei valori vitaminici e che tutti i soggetti presenti al test mostravano una rinnovata capacità di riposo, dovuta al rilascio ormonale generato a partire dal principio nutritivo e dal correlato aumento di vitamina D.
Quanto emerge dalla ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Slepp Medicinein è dunque una possibile soluzione ad uno dei problemi più annosi a carico del nostro benessere psico-fisico; l'insonnia, infatti, non mina soltanto la qualità delle nostre giornate, ma tende a cronicizzarsi e a sovraccaricare l'organismo con un cumulo di stress e frustrazione difficilmente eliminabile nel corso degli anni, se non tramite il ricorso a farmaci piuttosto pericolosi (come tranquillanti e ansiolitici) o a metodi ancor meno ortodossi e rischiosi (rimandiamo, per chi volesse esagerare, alla visione del celebre film di David Fincher “Fight Club”).
Seguendo le indicazioni tracciate dai medici norvegesi, è dunque possibile ripristinare in tempi rapidi un corretto ciclo sonno-veglia, inserendo nella propria dieta un quantitativo considerevole di Omega 3, oppure facendo ricorso ad integratori alimentari che contengano alte concentrazioni dell'acido grasso destinate a lenire i casi più gravi in attesa che un'alimentazione bilanciata stabilisca i livelli essenziali nel nostro corpo.
Se la ricerca avrà un seguito e riuscirà a tracciare una strada in grado di liberare l'umanità dai disturbi del sonno, potrebbe anche darsi che le generazioni future compiano una simpatica inversione semantica, ricordando a tutti gli insonni cronici che chi non piglia pesci, non dorme.










