Se siamo tutti vivi e stiamo leggendo (o scrivendo) quest'articolo, lo dobbiamo in gran parre al fatto che, in un'epoca talmente remota da non essere presente in nessun calendario, i nostri antenati compresero che quella stessa Terra che offriva loro ospitalità, poteva trasformarsi nella principale fonte di sostentamento, una volta compreso quali prodotti fossero coltivabili e quali invece andassero rifuggiti come la peste.
In migliaia di anni l'agricoltura è progredita a dismisura e sempre più numerose tecniche di coltivazione sono andate ad aggiungersi a quelle esistenti, salvo poi rendersi tutto a un tratto conto che i prodotti migliori venivano ricavati rispettando le esigenze della Terra e limitando il numero di interventi umani durante il processo agricolo.
L'agricoltura biologica, che si basa appunto su schemi primordiali di coltivazione, è da anni al centro di dibattiti e polemiche intorno alla sua reale utilità e ogni nuova ricerca operata in merito aggiunge un punto a favore della battaglia che vede opposti sostenitori e detrattori.

Ad aggiornare il punteggio di chi vede nella bio-agricoltura il futuro delle coltivazioni, giunge oggi una recentissima indagine condotta dall'Università di Newcastle e pubblicata sul British Journal of Nutrition.
Secondo i ricercatori d'Oltremanica, la qualità dei prodotti alimentari provenienti da agricoltura biologica sarebbe effettivamente superiore rispetto a quella dei loro “cugini” ottenuti mediante tecniche agricole tradizionali, e frutta e verdura biologiche conterrebbero una quantità di elementi antiossidanti superiore alla media.
Per giungere a questa conclusione, gli scienziati britannici hanno esaminato accuratamente 343 articoli relativi a ricerche scientifiche compiute in merito all'agricoltura biologica, scoprendo che tutta la letteratura antecedente evidenziava una quantità superiore di antiossidanti all'interno dei prodotti biologici stimabile in una percentuale media pari a 17 punti di disavanzo rispetto ai prodotti non biologici.
La soglia del 17% è desinata a crescere a dismisura in caso si faccia riferimento a determinati prodotti specifici: negli agrumi, ad esempio, si è calcolata una presenza media di sostanze di tipo flavonoide (antiossidanti) pari al 69% in più;mentre il vino biologico può vantare una presenza di antocianine del 51% superiore alla media.
Secondo gli autori dello studio, la loro ricerca, basata su una letteratura precedente così vasta e dettagliata, decreta inconfutabilmente l'esistenza di una differente composizione dei prodotti derivanti da agricoltura biologica e muta le metodologie di approccio, a livello nutrizionale, a svariate problematiche di salute legate alla degenerazione cellulare, aprendo così la strada ad una sperimentazione di diete biologiche su larga scala con finalità terapeutiche.
Oltre a contenere per definizione un numero quasi irrisorio di pesticidi, pare quindi che i prodotti derivati da agricoltura biologica godano di proprietà sconosciute ai comuni ortaggi e siano destinati a rappresentare il futuro della nostra alimentazione; un futuro talmente prossimo da ricordare quel lontano passatoremoto, assente giustifcato da ogni calendario disponibile










