Falsi invalidi, giro di manette ad Agrigento per la “legge 104”
Quando si decide di dar vita ad una comunità di persone che cooperano per un obiettivo comune, è buona norma che i soggetti meno avvantaggiati ricevano adeguate tutele dal tessuto sociale composto e che la presenza di ostacoli fisici o mentali non si traduca in un peso per i loro familiari.
Se la comunità in questione è tuttavia l'Italia (regno dei falsi invalidi per decreto metodologico) può capitare che quella bellissima e solidale invenzione chiamata “Legge 104” possa costituire l'occasione per solleticare la sopita compiacenza di medici, parenti e (talvolta) inconsapevoli soggetti portatori di presunta disabilità, scatenando così il consueto carnevale di certificati posticci e assenze dal lavoro reali.

L'ultimo episodio in merito è avvenuto nell'assolata Agrigento, dove una ventina di persone sono finite in manette nel cuore della notte durante l'operazione denominata la “carica della 104”, a seguito di denunce e segnalazioni relative alla facilità di accesso ai benefici previsti dalla legge in questione da parte di cittadini privi dei requisiti richiesti.
Per chi non lo sapesse, la Legge 104 prevede permessi retribuiti dal lavoro per i parenti di tutti quei soggetti che, a causa di condizioni congenite o di età troppo avanzata, si trovano impossibilitati a provvedere alle proprie cure basilari: una volta stabilita, cioè, la condizione di disabilità di una persona, ad uno (e uno solo) tra i suoi parenti più prossimi è consentito assentarsi dal proprio impiego per prendersi cura del familiare ed aiutarlo a svolgere funzioni vitali altrimenti impossibili.
Grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali, il nucleo operativo della Polizia di Stato di Agrigento ha scoperto l'esistenza di un autentico racket dei permessi su vasta scala, nel quale venivano versati compensi in denaro a numerosi medici della zona, affinché dichiarassero disabili terzi soggetti (sani come i pesci che dimorano in prossimità della città), con l'obiettivo di facilitare l'accesso ai benefici della 104 agli svogliati parenti.
Nel mirino dell'inchiesta condotta dal Gip Ottavio Mosti su richiesta del procuratore Renato di Natale, dell'aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni, sono finiti medici, dipendenti dell'Inps e privati cittadini, uniti nel dare vita ad una catena fraudolenta che partiva dall'iniziativa degli aspiranti beneficiari della 104 e si chiudeva in prossimità degli uffici para-statali deputati a rilasciare il tanto agognato lascia passare.
I dettagli dell'inchiesta verranno resi noti in una conferenza stampa prevista per la mattinata e destinata a fare luce sulle evidenze che hanno condotto alle misure cautelari per i protagonisti della triste storia.
La vicenda, talmente comune da riuscire a mitigare la consueta nausea mattutina in merito, rappresenta l'ennesimo ritratto di un'Italia in cui i peggiori costumi in materia sanitaria e contributiva sopravvivono al trascorrere degli anni: resta solo da capire se, in sede giudiziaria, i medici, gli impiegati e i privati cittadini coinvolti avranno almeno il buon gusto di non appellarsi a quel sano principio di solidarietà su cui si fondano le comunità degne di tal nome, durante la loro prevedibile ricerca di un'inesistente attenuante generica.



