Navigando sul web senza una direzione ben precisa, è possibile imbattersi in numerosi siti che testimoniano il recente interesse verso le prime fasi della civiltà umana in un modo piuttosto bizzarro, basato su una lettura mistico-fantascientifica della Preistoria volta a spiegare la genesi della vita a partire da non ben precisati rapporti con forme di vita aliene.
Se l'ipotesi relativa ad un contatto tra i primi ominidi e alcune fantomatiche specie provenienti da altre galassie è quantomeno poco plausibile, quello che invece appare come un dato di fatto a livello storico, è l'interesse delle civiltà preistoriche verso la coltivazione dell'orzo, primo cereale ad entrare nel novero delle colture umane fin dall'epoca del Neolitico e fonte di approvvigionamento indispensabile allo sviluppo della vita umana su questo Pianeta.

Proprio tramite il consumo di orzo sarebbe possibile, secondo quanto afferma un recente studio tutto italiano, contribuire a riparare i tessuti cardiaci danneggiati a seguito di un infarto e condurre il cuore verso un agevole ripresa delle sue funzionalità di base, compromesse dal mancato afflusso sanguigno.
I ricercatori dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa hanno infatti scoperto che il popolare cereale è ricco di una particolare componente, denominata beta-glucano idrosolubile, che risulta in grado di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni a seguito di uno stress ossidativo, andando così a svolgere un'azione “riparatrice” nei confronti della strutture cardiache danneggiate.
Il beta-glucano idrosolubile stimola infatti le cellule endoteliali cardiache a produrre un enzima essenziale (la manganese superossido dismutasi), noto per la sua duplice facoltà di aumentare le difese antiossidanti e di favorire il processo di rivascolarizzazione della cellule endoteliali stesse.
In parole povere; consumare abbondanti quantità di orzo a seguito di un infarto, non solo diminuisce le probabilità di cadere vittime di un secondo attacco, per via delle proprietà antiossidanti della sostanza, ma riesce a stimolare la produzione di un enzima che riattiva la micro-circolazione, laddove il normale flusso sanguigno è venuto meno per via dello stress ossidativo subito.
Lo studio, pubblicato sul “Journal of Cellular and Molecular Medicine” è stato reso possibile dalla collaborazione tra l'istituto toscano e il pastificio Attilio Mastromauro di Corato (Bari), la cui produzione di una speciale pasta arricchita di beta-glucano d'orzo ha agevolato il compito dei ricercatori pisani ed istituito una sinergia tra ricerca medica e azienda alimentare, destinata a nuovi sviluppi e a nuove interazioni.
Raccomandiamo per tanto di introdurre discrete quantità d'orzo nella vostra dieta quotidiana: oltre a preservare la microcircolazione a livello cardiaco, il prezioso cereale potrà fornirvi una prova tangibile del processo che ha contribuito allo sviluppo della vita umana sulla Terra; processo lontano anni luce dalle fantastiche galassie descritto sul web e incredibilmente vicino alla nostra tavole.










