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Corte Suprema: il pericolo di vita non giustifica l'uso del telefono alla guida

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Corte Suprema: il pericolo di vita non giustifica l'uso del telefono alla guida

In un mondo perfetto e altamente idealizzato, parallelamente alle leggi che regolano i nostri ambiti d'azione, esisterebbe sicuramente un'elasticità di fondo degli organi deputati alla loro attuazione in grado di rendere la vita meno schematica: se insultare qualcuno (ad esempio) è legittimamente perseguibile a livello penale, una piccola chiusura di entrambi gli occhi da parte di giudici e magistrati potrebbe giovare al quieto vivere ogni qualvolta le ingiurie fossero legittimate da cause di forza maggiore, tipo la presenza di un cretino che lascia la macchina in terza fila fuori da un supermercato o la proverbiale lentezza degli organi burocratici.

Nel mondo reale, ahimè, le leggi sono leggi punto e basta e la loro stessa natura non consente deroghe o scappatoie che potrebbero dare adito a confusione in sede giudiziaria, per cui, anche in caso vi troviate in procinto di fornire informazioni di vitale importanza, l'uso del cellulare alla guida resta comunque severamente vietato e perseguibile in base al codice della strada.

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La Corte Suprema ha infatti respinto il ricorso di Tania S., specializzanda in cardiologia di Padova, che si è vista recapitare un'ammenda dai vigili urbani per avere incautamente risposto ad una telefonata del suo primario, che chiedeva alla donna informazioni cruciali su un paziente in pericolo di vita, mentre si trovava alla guida del suo veicolo senza ricorrere all'utilizzo di auricolari o di impianti adibiti per la funzione vivavoce.

Benchè la donna occupasse la corsia di emergenza e viaggiasse a velocità tale da non rappresentare un pericolo per gli altri utenti della strada, l'urgenza non le ha comunque impedito di ricevere una multa e il conseguente decurtamento dei punti (non di sutura, questa volta) dalla sua patente di guida.

Il medico padovano hanno provato ad appellarsi, in sede di ricorso, alle ovvie cause di forza maggiore, incontrando tuttavia la completa indisponibilità dei giudici, per i quali la situazione venutasi a creare non costituiva ragion sufficiente per una deroga alla dura legge, ma comunque legge.

Certo, data la gravità del caso, i sapienti legislatori che regolano l'andamento delle nostre esistenze potrebbero dedicare qualche ora alla stesura di corollari in grado di definire le casistiche d'applicazione per ogni singola norma, ma anche questa eventualità, in fondo, appartiene ad un mondo perfetto e altamente idealizzato.

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