Un po' come molti bambini sognano di potere emulare, un giorno, le gesta dei grandi calciatori sulle ali dell'entusiasmo generate dal loro primo album di figurine o dalla visione di una serie animata giapponese; milioni di persone si sono avvicinate al mondo della corsa spinte dal potere evocativo di grandi opere letterarie e cinematografiche, capaci di trasferire sulla carta stampata o sulla pellicola (ormai scomparsa) quell'immenso patrimonio emotivo che contraddistingue il mondo dei runners e che trova nell'eterna sfida con la strada una costante universale.
Chiunque ami correre davvero porta sempre con sé, durante le quotidiani sessioni d'allenamento, il volto sofferente di Dustin Hoffman, la barba incolta di Tom Hanks, le sottili riflessioni di Murakami Haruki o le divertenti imprese di Giovanni Storti, perché tutte queste opere parlano di noi in un modo intimo, ci forniscono spunti di riflessione, ideali da inseguire, conferme dei nostri meriti e raccontano con maestria una storia che si sovrappone alla nostra semplicemente sulla base di un'emozione comune.

Ad arricchire una collezione già ricca e dal valore incommensurabile, è recentemente giunto dagli Stati Uniti un nuovo capolavoro letterario, scritto dall'ex corrispondente di guerra per il New York Times Cristopher McDougall e intitolato “Born to run: a hidden tribe, superathletes and the greatest race the world has never seen (Nato per correre: una tribù nascosta, superatleti e la più grande corsa che il mondo abbia mai visto)”.
L'opera del cinquantaduenne autore americano è riuscita ad entusiasmare il grande pubblico d'Oltreoceano e ad imporsi rapidamente come un caso letterario, in virtù della sua capacità di indagare a fondo il mondo della corsa e le sue ragioni, partendo da una dimensione privata (la vicenda trae origina da un dolore ai piedi dell'autore) fino a giungere alla scoperta delle radici profonde di un'arte antica, almeno quanto l'umanità stessa.
Animato dal desiderio di scoprire cosa lo spingesse costantemente a correre e quale fosse la causa dei continui infortuni riportati, McDougall compie un lungo viaggio, ricco di incontri, sorprese e personaggi bizzarri dal sapore misticheggiante alla scoperta della tribù degli indiani Trahumara del Messico, noti per la loro capacità di coprire distanze quasi infinite di corsa e considerati dall'autore come i custodi dei segreti più arcani del vero spirito del running.
Il racconto di McDougall alterna un motivo autobiografico che costituisce la base della narrazione, con molti spunti di riflessione, passaggi piuttosto tecnici, espedienti letterari e pagine in stile poetico, ponendosi come una delle opere sulla corsa più complete di sempre, in grado di appassionare sia un pubblico di ateleti, sia coloro che sono semplicemente in cerca di una storia fuori dai consueti schemi narrativi, entusiasmante anche da un punto di vista meramente letterario.
Uno dei punti di forza della narrazione consiste nella capacità di McDougall di affidare la continua riflessione sul mondo della corsa ad una galleria di personaggi piuttosto bizzarri e volutamente estremi (professori universitari, ultrarunners di fama mondiale, popolazioni primitive) con l'intento di arricchire continuamente la componente narrativa e di dare vita ad immagini e icone destinate a rimanere a lungo nella mente del lettore, al pari di quelle create dai più grandi autori e registi cinematografici.
Senza volervi svelare oltre, ci limitiamo a ricordare che il libro è ora disponibile anche in lingua italiana (edito da Mondadori) e che le prima entusiastiche recensioni dei lettori denotano un apprezzamento anche da parte del pubblico nostrano, distante culturalmente da quello nord americano, ma accomunato dalla sottile passione che corre (letteralmente) attraverso le latitudini e dalle stesse annose domande in materia di dieta, abbigliamento tecnico e modalità ideali della corsa.
Se volete dunque scoprire le ragioni antropologiche e individuali della corsa, l'opera fa sicuramente al caso vostro e siamo sicuri che non vi deluderà, perché (seppur non disponendo neanche lontanamente di una cultura in materia paragonabile a quella di MCDougall), in fondo, sappiamo benissimo cosa ci spinge a leggere libri e ad andare al cinema e quanto tutte quelle immagini, reali o fittizie, riescano a tenerci compagnia nei momenti difficili.
(comunicato stampa)
Ieri mattina, a Bologna, l’ottava prova del Criterium di cicloturismo UISP ha visto la partecipazione di circa 200 appassionati che hanno sfidato la pioggia. 20 i temerari che hanno pedalato sul percorso lungo di 160 chilometri. La Ciclistica Bitone di Bologna è risultata la migliore delle oltre 100 società iscritte nella classifica stilata in base ai chilometri percorsi.
15 giugno 2014, Bologna – «Potremmo cambiarle il nome in "granfondo della pioggia"». Sorride il presidente della Polisportiva Lame Vibolt ciclismo di Bologna, Claudio Preci, di fronte all’ennesima edizione della “sua” Granfondo di Gaggio Montano sabotata dal maltempo. «Siamo appena alla quarta edizione – racconta – e per tre volte la manifestazione è stata compromessa dalla pioggia». Sono stati poco meno di 200, infatti, i cicloturisti che alle 6:30 di stamattina sono partiti dalla sede dell’associazione sportiva, in via Vasco da Gama, a Bologna. Numeri relativamente bassi per una tappa di due importanti circuiti del ciclismo non competitivo dell’Unione Italiana Sport Per tutti: il Criterium Italiano Individuale e il Giro dell’Appennino Bolognese e delle Valli di Comacchio.
I partecipanti, partiti alla francese – senza rilevamenti cronometrici – hanno potuto scegliere tra tre diversi percorsi di 60, 115 e 160 chilometri. I 20 ciclisti che, nonostante la pioggia, hanno affrontato il più lungo si sono trovati a pedalare sulle salite del Passo Brasa (891 m) e della Querciola (920 m) per un dislivello complessivo di 2.221 metri. Ad attenderli all’arrivo a Bologna il consueto pasta party – a base di gramigna, gnocco fritto e salsiccia – con cui si chiudono sempre le granfondo cicloturistiche UISP. «Quest’anno – racconta Preci – cade il trentennale della fondazione della Polisportiva Lame. Siamo orgogliosi di far parte di un’associazione che fin dalla sua origine propone un tipo di sport, e di ciclismo, non agonistico Qui, anche per quel che riguarda altre discipline come il calcio o il basket, la priorità è la crescita dei bambini».
Al termine della granfondo si è svolta la cerimonia di premiazione delle società sportive con il maggior numero di chilometri percorsi fra le 113 intervenute. Prima classificata la Ciclistica Bitone di Bologna, seguita dalla Medicina 1912 e dalla Gianluca Faenza Team ACSI. «A parte qualche giornata sfortunata per il maltempo – afferma Dino Tamburini, responsabile del cicloturismo UISP – il Criterium Italiano sta ottenendo ottimi risultati: oltre a essere un motivo di soddisfazione per l’intera Lega Ciclismo UISP, credo che faccia un gran bene all’intero movimento cicloturistico».
Si ricorda che il Criterium Individuale UISP premierà i ciclisti con il maggior numero di chilometri percorsi fra tutti quelli che avranno partecipato ad almeno 10 delle 13 prove in calendario. È compito del singolo partecipante inviare copia della cartolina di controllo ai contatti indicati nel regolamento entro dieci giorni dall'ultima prova. Per rendere più agevole la stesura della classifica si suggerisce di inviare copia della cartolina dopo ogni prova.
L'appuntamento con il Criterium UISP è per domenica 22 giugno con la GF Città di Medicina seguita - la domenica dopo - dalla GF della Maremma, unica prova toscana della kermesse e ultima fatica prima della pausa estiva
Per saperne di più…
Scarica la classifica:
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www.uisper.info/stampa/gf_gaggio_montano_web.zip
GF di Gaggio Montano
www.giroappenninogranfondo.it
Criterium Italiano UISP
www.uisp.it/ciclismo/index.php?idArea=135&contentId=134
Regolamento Criterium Italiano UISP
www.uisp.it/ciclismo/files/principale/Criterium%20ITA%20GF%20indle/Regolamento2014.pdf
Giro dell'Appennino Bolognese e Valli di Comacchio
IMMAGINI:
La premiazione della Ciclistica Bitone, prima società classificata della GF di Gaggio Montano 2014.
Roberto Alvisi - t. 329 9713431
Ufficio Stampa
Criterium Italiano Individuale UISP 2014
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t. 347 2392189
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“Amore, riaggancia prima tu”. “No, prima tu”. “No, prima tu.”
Se già dalla fine del secolo scorso l'Amore aveva cominciato a correre sul sottile filo del telefono (con buona pace degli amanti di lettere, cartoline e lunghi romanzi epistolari), da quando il filo è venuto meno, soppiantato dai ripetitori e dal progresso inesorabile, l'esplosione di sillabe dolci nell'aria si è propagata alla velocità della luce in tutto il mondo, andando rapidamente a zuccherare l'etere e a glassare l'atmosfera circostante.
Grazie alla liberalizzazione del mercato telefonico e alle norme UE sui diritti telefonici delle compagnie, ormai telefonare costa veramente poco e un'ampia gamma di tariffe personalizzate (“You & me”, “Noi due”, “Io, te e l'altra”) consente a chiunque di trascorrere il proprio tempo libero senza soffrire troppo per la lontananza, temporanea o permanente che sia, della persona amata e senza troppi costi.
Ma siamo sicuri che tutto questo sia davvero privo di costi imprevisti?

Da un punto di vista meramente economico, il credito residuo sullo smartphone ci aiuta a monitorare eventuali raggiri e tenere sotto controllo la spesa, ma sul versante relativo alla nostra salute, lo scenario pare mutare drasticamente.
A sostenerlo è un recente rapporto dell'Arpa (Agenzia Regionale per l'Ambiente del Piemonte) incentrato sui pericoli delle radiazioni emesse dai nostri telefoni che quotidianamente attraversano il nostro corpo, a partire dall'invisibile ricevitore attaccato all'orecchio, mettendo a repentaglio la funzionalità dei nostri organi interni.
Secondo l'Arpa, i soggetti maggiormente a rischio di fronte ai pericoli delle radiazioni emesse dagli smartphones sarebbero i bambini sotto i dieci anni, la cui fase di perenne sviluppo corporale intensificherebbe i danni, soprattutto in assenza di un'adeguata educazione volta alla prevenzione e all'utilizzo di tutti quegli ausili (vivavoce, auricolari) in grado di limitare la pericolosità degli apparecchi.
Oltre a far squillare (è proprio il caso di dirlo) l'ennesimo campanello d'allarme su una problematica che potrebbe anche tramutarsi in un'epidemia sanitaria a livello planetario, i ricercatori dell'istituto piemontese sono riusciti a classificare la pericolosità delle radiazioni in base alla tipologia di rete utilizzata (2g o 3g) e in base alla frequenza del segnale, scoprendo che: i dispositivi di ultima generazione producono un campo elettromagnetico inferiore rispetto agli apparecchi basati sul 2g e che sarebbe sufficiente mantenere una distanza di sicurezza dal telefono pari a carica 30 cm per abbassare drasticamente il livello di radiazioni assorbito dall'organismo.
Gli effetti nefasti del campo elettromagnetico prodotto dal nostro cellulare sono noti da tempo e, benché manchi ancora una legislazione adeguata in materia, le precauzioni da prendere sono riportate per legge all'interno dei depliant che accompagnano il prodotto; la vera novità delle ricerche condotte dall'Arpa consiste nella realizzazione di ricerche più approfondite sulla natura delle radiazioni, che ha consentito di dare alla luce un'applicazione in grado di monitorarne i livelli e di avvertirci costantemente sulla quantità assorbita dal nostro organismo.
L'App, entro breve disponibile su piattaforma Android, si propone di giungere ad un obiettivo (parzialmente) fallito da normative e senso civico, andando ad avvisare gli utenti delle compagnie telefoniche sui pericoli che stanno correndo mentre prolungano all'infinito le loro telefonate, sfruttando la capacità di fornire dati quantificabili a supporto di argomentazioni percepite dal grande pubblico come "troppo generiche" o "non adeguatamente convincenti".
L'applicazione, che si chiamerà SarPaper, sarà disponibile anche in una versione che consentirà di trasmettere in modo istantaneo i dati registrati ad un server dedicato ad indagini statistiche sulle problematiche connesse alle radiazioni, andando così ad aggiungere un importante fattore sociale al deterrente individuale e consentendo un progresso costante nella ricerca e nella prevenzione di danni causati da smartphones, attraverso un monitoraggio consapevole e collettivo.
Risparmiandovi i consueti consigli paterni sull'utilizzo degli auricolari e del vivavoce, invitiamo invece a scaricare, testare e collaudare l'applicazione non appena sarà disponibile; operazione piuttosto semplice che vi consentirà di diventare parte attiva della ricerca medica e di tenere sotto controllo le vostre telefonate semplicemente lanciando un'occhiata allo schermo.
A dire il vero, un piccolo consiglio ci sentiamo di darvelo: se siete ancora indecisi su quale dei due membri della coppia debba riagganciare per primo, senza far sentire l'altro meno amato o meno desiderato; riattaccate entrambi, lasciate a casa il telefono e andate a farvi una passeggiata all'aria aperta, decisamente più romantica e meno invasiva.











