Immettere gas nella stratosfera per salvare le barriere coralline
Un tempo confinata al ristretto ambito relativo alla progettazione di ponti e tutt'al più di qualche architettura informatica, il campo dell'ingegneria si è recentemente esteso in direzione della manipolazione genetica di soggetti animati, siano essi animali o vegetali, con esiti differenti almeno quanto gli opposti pareri in merito.
Un'ulteriore frontiera dell'ingegneria potrebbe presto essere rappresentata da quella dimensione definita come geoingegneria, branchia della ricerca scientifica che medita di intervenire sulla composizione dell'atmosfera terrestre (oltre che della sua crosta) mediante l'immissione nell'aria di gas utili a risolvere le problematiche generate a partire dall'effetto serra e dal conseguente riscaldamento globale.

Uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore Nature Climate Change suggerisce infatti di porre rimedio ai fenomeni atmosferici che stanno minacciando la sopravvivenza della barriera corallina, portando la sua composizione ad un continuo scolorimento su scala globale, mediante l'alterazione della composizione chimica dell'aria sovrastante alla superfice dell'acqua marina.
I ricercatori a capo della ricerca hanno illustrato come l'adozione di una raffinata tecnica di “ingegneria terrestre”, denominata Solar Radiation Management, potrebbe arginare il fenomeno in tempi rapidi, mediante l'introduzione nella stratosfera di appositi gas finalizzati a proteggere la superficie dei mari mediante un processo del tutto simile all'effetto-serra, ma inverso.
In sostanza, così come la presenza di molecole di Co2 nell'atmosfera produce un effetto-boomerang che respinge i raggi ultravioletti, riflettendoli sulla Terra e dando luogo al riscaldamento della sua superficie, la creazione di macromolecole a ridosso della superficie del mare potrebbe far sì che i medesimi raggi si trovino nuovamente rimbalzati prima di colpire il livello dell'acqua, mantenendo le acque alla temperatura ottimale e impedendo ulteriori surriscaldamenti.
Mai testata fino ad oggi, la ricetta proposta dal team di ricerca internazionale potrebbe dunque estendere la sopravvivenza della barriera corallina e preservarla da una fine decisamente indecorosa, oltre ad ampliare il campo d'zione di quella ingegneria che ormai pare divenuta la disciplina principe dell'umano sapere, con buona pace per ponti e complessi sistemi informatici.





