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Facebook va in black out e diventa un tormentone

Facebook va in black out e diventa un tormentone

Il repentino e duraturo crollo di Skype ha avuto il duplice effetto di gettare nel panico più completo coloro che fanno affidamento esclusivo sul servizio telefonico offerto da Microsoft per esigenze lavorative e di spingere, passata l'emergenza, una buona fetta di utenti di Facebook a farsi beffe dell'applicazione e della sua affidabilità, dando vita ad un autentico tormentone sociale.

Giusto il tempo di ideare qualche MEME ad hoc e di inondare di sorrisini la piattaforma sociale più nota al mondo che Facebook ha deciso di seguire Skype nella sua triste sorte, interrompendo per una mezz'ora i suoi servigi e gettando nello sconforto, questa volta, coloro che si erano attrezzati a comunicare via social in previsione di ulteriori malfunzionamenti di Skype.

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Il crash di Facebook, anch'esso diventato un tormentone quasi per contrappasso, si è verificato introno alle ore 18.30 della giornata di ieri, 24 settembre, e ha reso inagibile il collegamento al sito, proprio quando i comuni cittadini si trovavano intenti ad uscire dal lavoro per raccontare vita morte e miracoli della loro giornata in ufficio ad amici virtuali e non.

Accompagnato dalla mesta dicitura "Si è verificato un problema, cercheremo di risolverlo il prima possibile", l'inconveniente, già ribattezzato #facebookdown, ha avuto una durata media compresa tra i 15 e i 30 minuti ed ha coinvolto tutti i dispositivi d'Italia con un "danno" di differente entità: se alcuni utenti hanno lamentato la presenza di semplici rallentamenti nella gestione del proprio profilo, la maggioranza degli iscritti si è trovata nella più totale impossibilità di effettuare l'accesso a Facebook fino a quando l'azienda ha risolto le problematiche legate ai servers e ripristinato la normale situazione.

Fatta eccezione per problematiche individuali (comunque estremamente banali) il crash di Facebook è da oggi diventato motivo di ironia tra tutti gli amanti di piattaforme concorrenti, intenti a digitare appositi hashtag su Twitter o a condividere post su Google Plus, magari tenendo le dita saldamente incrociate per non cadere presto vittima di quel medesimo crudele contrappasso tecnologico.

 

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