Al via una campagna shock contro sigarette “rollate” e tabacco fai da te

07 Gen 2015
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Al via una campagna shock contro sigarette “rollate” e tabacco fai da te

In base ad una non precisata alchimia mentale, il fumatore medio è portato a credere che le confezioni di tabacco sfuso contengano un numero sensibilmente inferiore di sostanze nocive rispetto alle sigarette vendute nei classici astucci e che, per tanto, la pratica di rollarsi una sigaretta “fai-da-te” sia in grado di allontanare per magia lo spettro del cancro e delle numerose patologie cardiovascolari che si annidano nel fumo.

Giusto per sfatare il diffusissimo luogo comune, nel Regno Unito (dove sicuramente non vanno troppo per il sottile) è stata ideata una campagna shock incentrata sui danni prodotti dalle sigarette “rollate”, danni che, sulla base di numerose evidenze mediche, risultano essere del tutto equiparabili a quelle prodotti dalle normali “bionde” vendute nei variopinti pacchetti con il logo della marca impresso.

campagnatabacco

Lo spot dalle tinte assolutamente pulp ideato dal Ministero della Salute britannico riproduce le gesta fumatorie di un normale padre di famiglia, intento a rollarsi una sigaretta al parco davanti ai propri figli solo che, al posto di cartine e trinciati, l'uomo si trova ad arrotolare tessuti corporei putrefatti che insozzano le sue mani e la sua bocca di sangue, con chiaro riferimento alle patologie provocate da ogni tipologia di prodotto da combustione esistente al mondo.

Benché i toni usati dalla campagna messa in campo da PHE (Public Health England) possano risultare quantomeno sopra le righe e un attimo inquietanti ad un primo sguardo (ma anche ad un secondo e ad un terzo), l'opera di sensibilizzazione che prende il via dal Regno Unito punta proprio a scoraggiare quell'enorme numero di fumatori, ingenuamente convinto di ridurre il potenziale nocivo del proprio vizio, semplicemente abolendo il ricorso alle sigarette preconfezionate e dirottando le proprie preferenze in direzione dei tabacchi trinciati che stanno conoscendo una rapida espansione di mercato a causa di fattori economici e, appunto, di credenze popolari.

Secondo il Ministero britannico, a trarre in inganno i fumatori di Sua Maestà sarebbe un'abile strategia di marketing che porta le aziende produttrici di tabacchi trinciati ad apporre sulle confezioni dei propri prodotti diciture fuorvianti facenti riferimento alla “naturalezza” o alla componente biologica del tabacco in questione.

Asserire infatti che un prodotto da combustione sia “naturale” o “privo di additivi” non significa infatti che il tabacco sia di per sé meno cancerogeno; l'eliminazione di additivi chimici dalle sigarette (ammoniaca soprattutto) comporta infatti una minore incidenza dell'azione esercitata dalla nicotina sull'organismo umano in termini di dipendenza provocata dalla sostanza, ma non varia minimamente il potenziale cancerogeno della combustione, dovuto a mutazioni genetiche generate dall'inalazione di fumo in quanto tale e non al fatto che il tabacco provenga o meno da agricoltura biologica.

Senza sapere, al momento, se la campagna shock britannica riuscirà a fare proseliti anche nell'Europa continentale, invitiamo comunque a diffidare da tutte quelle alchimie mentali in base alle quali il potenziale nocivo del fumo si perde tra una rollata e l'altra e il cancro ai polmoni svanisce di pari passo con i loghi delle multinazionali del tabacco apposti sugli invitanti astucci.

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