L'uomo con il cuore nello zaino (in attesa di trapianto)
Tutte le difficoltà che ci si parano davanti nel corso della nostra vita richiedono speso un enorme quantitativo sforzo e coraggio per essere superate, tanto da portarci a correre a perdifiato in direzione della meta prefissata e a metterci proverbialmente le nostre gambe sulle spalle affinché le traversie passino rapidamente e a grandi passi.
Quando gli imprevisti si manifestano sotto le sembianze di un trapianto di cuore che proprio non vuole arrivare, tuttavia può capitare che più che le gambe, sia proprio il cuore stesso a dover essere messo in spalla, quantomeno nel caso del giovane Stan Larkin, 24enne americano tenuto in vita da un particolare dispositivo cardiaco inserito all'interno di un comune zainetto da spalla.

Il ragazzo di origine afro-americana è infatti stato recentemente sottoposto ad un inedito intervento chirurgico, nel corso del quale i medici facenti capo all'Università del Michigan sono riusciti a sopperire alle difficoltà connesse con la displasia ventricolare artitmogena che affliggeva il paziente, optando per un'estemporanea soluzione rappresentata da SynCardia, piccolo dispositivo portatile in grado di fungere da cuore artificiale in attesa che un trapianto consenta il ripristinarsi delle funzioni compromesse.
A seguito di un improvviso svenimento fatto registrare nel corso di una partita di basket e della successiva diagnosi, Stan aveva visto rapidamente crollare le sue speranze di vita a causa di una patologia in grado di compromettere l'intero funzionamento dell'apparato cardio-vascolare e di rendere indispensabile il ricorso ad un trapianto, fino al giorno in cui è stato commercializzato il particolare dispositivo che consente a tutti i candidati in attesa di donatore di poter tranquillamente sopravvivere in previsione di un intervento chirurgico risolutivo e defintivo.
Oltre a rappresentare una svolta dall'immensa portata nel mondo dei trapianti, SynCardia (la cui approvazione da parte del Ministero della Sanità americana risale al Luglio corso) rappresenta il primo tentativo, pienamente riuscito, di monitorare e implementare le funzioni cardiache mediante il ricorso ad un macchinario “esterno” decisamente meno invasivo rispetto alle soluzioni fin qui adottate in ambito di trapianti.
Grazie alla fruizione di un dispositivo portatile, Stan si trova dunque dal 4 Novembre scorso a condurre un'esistenza “normale” (zainetto logicamente escluso) e a non doversi più trovare a dipendere in modo frenetico dalla presenza di un donatore; posto che, in ogni, caso è molto probabile che il giorno un cui un effettivo trapianto sarà disponibile, il giovane correrà in direzione della sala operatoria con la stessa frenesia e con la stessa animosità che anima chi si mette le gambe in spalla per far fronte alle difficoltà che la vita ci riserva.


