Midollo osseo: addio ai farmaci dopo un trapianto?
In linea di massima, per quanto si cerchi spesso di accentuare ad arte differenze di tipo endemico, gli esseri umani sono progettati secondo parametri piuttosto simili che rendono il funzionamento degli organi di ciascuno di noi del tutto analogo a quello dei nostri simili e potenzialmente intercambiabile da persona a persona.
Il maggior problema derivante dalla pratica dei trapianti riguarda per tanto non la struttura in sé dell'organo che si desidera sostituire, quanto l'abitudine del nostro organismo a relazionarsi proprio con tale specifico organo; abitudine che rende necessarie complicate terapie farmacologiche volte a rieducare il nostro corpo a seguito di un impianto affinché non si accorga della differenza e non tenti di rigettare l'intruso.

Il progetto di ricerca denominato “TreGeneration” messo in campo dal Policlinico Sant'Orsola di Bologna si propone di far fronte a questa complessa necessità, andando ad eliminare il ricorso ai farmaci conseguente ad un trapianto di midollo osseo e puntando su una rieducazione organica incentrata su componenti naturali e prodotte dallo stesso sistema immunitario del soggetto ricevente.
Con l'intento di frenare l'azione distruttiva messa in atto dal nostro sistema immunitario nei confronti dell'organo trapiantato, i medici bolognesi stanno infatti mettendo a punto un'innovativa terapia che prevede l'utilizzo di linfociti “T reg” in sostituzione dei farmaci immunosoppressori e che mira la sua azione proprio sulla capacità dei componenti impiegati di autoregolare le risposte messe in atto dal nostro organismo in fase di difesa di fronte ad una possibile o presunta minaccia esterna.
In sostanza, quando riceviamo midollo osseo da un donatore, il nostro sistema immunitario lo aggredisce scambiandolo per un agente patogeno; per evitare crisi di rigetto potenzialmente letali, la medicina fa affidamento su una categoria di farmaci (gli immunosoppressori) piuttosto invasiva e pericolosa, la cui funzione consiste, come suggerisce il nome, nell'inibire l'azione del sistema immunitario, almeno fino a quando la nuova componente organica verrà riconosciuta e accettata.
Facendo leva su una terapia a base di linfociti “T reg” iniettati nel paziente, è possibile prescindere dall'utilizzo degli immunosoppressori, dal momento che i leucociti in questione svolgono un'azione ancor più efficace e mirata, andando a regolare e non a sopprimere le risposte del sistema immunitario di fronte alla novità introdotta.
Tutto questo potrebbe tradursi nella possibilità di effettuare trapianti privi delle controindicazioni presenti oggi e di salutare in via definitiva un'intera categoria farmacologica che spesso giunge ad inficiare la qualità di vita del paziente, andando a sfruttare una componente di tipo naturale che presenta analoghi funzionamenti in tutti gli esseri umani, progettati in modo talmente simile da garantire identiche reazioni di fronte alle medesime azioni.




