Pillola dei cinque giorni dopo, permane l'obbligo di prescrizione

11 Mar 2015
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Pillola dei cinque giorni dopo, permane l'obbligo di prescrizione

In un'epoca storica ormai piuttosto remota, i vari governi che si succedevano alla guida del nostro Paese dovevano rispondere (o fare finta di rispondere) dei provvedimenti emanati davanti al loro elettorato di riferimento, del tutto ignari che un giorno sarebbe giunta l'Europa a soppiantare cittadini votanti nella gerarchia dei riferimenti e dei committenti politici.

Se gran parte delle leggi promulgate nel corso degli ultimi anni vengono ideate per soddisfare normative e volontà comunitarie, capita ogni tanto che i governi abbiano un moto di rigetto davanti all'Europa-madre e che agiscano in controtendenza con quanto proposto dagli organi continentali, come nel caso della diffusione della pillola dei cinque giorni dopo, che ha visto l'Italia mantenere l'obbligo di prescrizione medica in barba a quanto richiesto a gran voce da Bruxelles.

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A seguito di un'infinita telenovela incentrata sulla possibilità di assimilare la pillola dei cinque giorni dopo ai farmaci da banco e sdoganare così un'ampia diffusione all'interno di ipermercati e parafarmacie, le pressioni squisitamente interne ricevute dal Ministero della Salute hanno portato ad un rapido dietro front, culminato con il mantenimento dello status quo senza concessione alcuna alle nuove istanze liberalizzatrici.

Il Consiglio Superiore della Sanità si è infatti espresso a favore del mantenimento della ricetta medica, stabilendo che tutte coloro che desiderano accedere alla pillola dei cinque giorni dopo dovranno sottoporsi necessariamente ad una serie di test clinici atti a stabilire l'effettivo stato di gravidanza, onde evitare che la diffusione capillare del farmaco produca una serie di emergenze mediche legate all'uso indiscriminato del prodotto dall'alto impatto ormonale e dai numerosi effetti collaterali previsti dalla pillola.

Tralasciando il versante relativo a discussioni di tipo etico, dal momento che la vicenda di “etico” ha poco o nulla, la ricezione della notizia è stata accolta con sollievo da coloro che temevano uno sdoganamento tale della pillola da portare all'abbandono e alla sostituzione dei normali sistemi contraccettivi, mentre la mancata liberalizzazione ha sollevato le ire di chi, al contrario, riteneva che la semplificazione dell'accesso al medicinale comportasse una maggiore autonomia sanitaria per le donne, alle prese con inutili test medici e fastidiose visite.

Con il legittimo sospetto che la decisione del Consiglio Superiore di Sanità possa non rappresentare comunque l'effettiva parola “fine” apposta sulla vicenda, resta solo da osservare come, di tanto in tanto, nell'elaborazione di leggi e norme permanga la volontà di soddisfare il proprio elettorato e di disattendere la volontà dell'Europa, magari giusto per rinverdire i fasti di un'epoca che fu.

 

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