Incrociare le dita allevia la sensazione di dolore In evidenza
In virtù della sua proverbiale natura, che prevede che sia “l'ultima a morire”, la speranza rappresenta forse il maggior collante del genere umano ad ogni latitudine e non esiste una sola tradizione, etnica o culturale, che non preveda l'accurata elaborazione di rituali propiziatori o di gestualità atte a favorire la buona sorte.
In caso rientrate nel novero di coloro che incrociano le dita ad ogni soffio di vento, trovandosi spesso delusi dall'effettivo corso di circostanze poco avvezze a superstizioni e consimili, un invito a proseguire nella pratica viene da una piuttosto bizzarra ricerca condotta dall'Università di Verona in collaborazione con l'University College di Londra, secondo la quale la comune pratica di incrociare le dita può risultare funzionale quantomeno ad alleviare la percezione del dolore percepito.

Secondo i ricercatori anglo-italiani l'atto di sovrapporre il dito medio all'indice comporterebbe infatti l'invio di impulsi contrastanti al nostro cervello, spingendolo ad alterare la percezione che normalmente si genera riguardo alla presenza di stati dolorosi, soprattutto legati alle sensazioni di caldo o freddo.
In pratica, mentre incrociamo le dita, il gesto riuscirebbe a disorientare il nostro cervello da un punto di vista connesso con la normale costituzione termica dei due elementi, di modo che la presenza di una zona più calda (la parte inferiore del dito medio) normalmente non avvertita porterebbe la mente a cadere vittima di un'illusione in grado di sottrarre la sua attenzione da stimoli dolorosi che provengono da altre zone e da altre aree del copro, conferendo così sollievo all'intero organismo.
I medici sono giunti a questa conclusione dopo aver vagliato l'azione su alcuni volontari prodotta a partire dall'applicazione di appositi cerotti termici sulle dita e alla successiva constatazione di quanto una differenza di temperatura, anche minima, generata in corrispondenza con il dito medio e l'indice producesse un'alterazione globale nel processo di percezione del dolore, ponendosi così come agevole fonte di sollievo.
La tecnica, se sviluppata, potrà essere usata in futuro per far fronte a stati dolorosi cornici e per sfruttare l'azione del nostro cervello in chiave di impulsi sensoriali con l'intento di trarre in inganno tute quelle zone del corpo che inviano segnali associati al dolore; sempre ammesso che la ricerca non subisca drastiche smentite o battute d'arresto, ipotesi che ci spinge tutti ad incrociare scaramanticamente le dita.





