Chemioterapia, ideata una cuffia contro la caduta dei capelli In evidenza

12 Mar 2015
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Chemioterapia, ideata una cuffia contro la caduta dei capelli

Quasi in virtù di un crudele paradosso, il versante relativo alla cura del cancro ha assunto negli anni una componente di angoscia e di terrore paragonabile agli effetti prodotti dalla patologia stessa e l'impiego di metodologie terapeutiche complesse e dolorose rappresenta oggi uno dei fattori in grado di aggiungere un ulteriore carico di preoccupazione alla diagnosi di un insieme di malattie già di per sé orribili.

Dal momento che di terapie alternative, in grado di prescindere dall'impiego di radioterapia e chemioterapia pare non esserci traccia all'orizzonte (nonostante quanto millantato da sedicenti santoni del web), la ricerca medica si sta rapidamente orientato in direzione della ricerca di una “cura della cura”, in grado di rendere più sopportabile l'assunzione di medicinali chemioterapici e di diminuire quell'ampio numero di effetti collaterali che rende la terapia tanto terrificante.

paxmanchemioterapia

Presso l'ospedale di Carpi, un gruppo di medici ha testato con successo un particolare tipo di cuffia refrigerata che consente di rallentare e ridurre il processo che porta alla caduta dei capelli a seguito di chemioterapia, andando così a migliorare un versante della cura percepito come fonte di ulteriore imbarazzo sociale per un enorme numero di malati, soprattutto di sesso femminile.

La particolare cuffia, di nome Paxman, basa il suo funzionamento sulla possibilità di refrigerare il bulbo pilifero alla temperatura di meno 4 gradi, di modo da proteggerlo dal rischio di atrofia prodotto dai farmaci chemioterapici, andando a generare una temperatura interna che consente di rallentare l'azione del farmaco e di salvaguardare dunque il cuoio capelluto.

In sostanza, quando assumiamo una particolare tipologia di farmaci che presentano uno scarso livello di tollerabilità da parte del nostro organismo, si verifica un fenomeno che prevede un'azione di tipo distruttivo a livello periferico, in grado di condurre il medicinale ad attaccare i bulbi peliferi fino a causarne l'atrofia; il congelamento dei suddetti bulbi consente invece di rallentare l'azione della chemioterapia andando a sfruttare un meccanismo del tutto simile a quello che porta (ad esempio) gli alimenti surgelati a mantenere la loro freschezza di fronte all'attacco di batteri ed agenti esterni, incentrando le proprie difese su un sistema di refrigerazione che mantiene giovane e attivo il bulbo in questione.

Dopo un primo test condotto all'interno del Day Hospital oncologico del Ramazzini di Carpi, Paxman ha fatto riscontrare un coefficiente di successo compreso tra il 55 e il 62%, percentuale decisamente elevata che ha spinto la ricerca in direzione di ulteriori finanziamenti e dell'adozione su larga scala del dispositivo all'interno di altre strutture ubicate nelle provincia romagnola.

Pare dunque che, se il sistema verrà perfezionato e migliorato, si assisterà entro breve alla scomparsa di uno degli aspetti legati alla chemioterapia in grado di suscitare più sgomento e sconforto e che, in attesa che qualcuno si decida a trovare un'alternativa terapeutica efficace, la cura rappresenterà un fattore di angoscia leggermente inferiore a quello prodotto dalla malattia stessa.

 

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