Perché la caffeina interferisce con il nostro orologio biologico? In evidenza
Ben prima che la medicina giungesse a fornire spiegazione sui meccanismi che producono determinate reazioni organiche, risultava evidente a chiunque che l'assunzione di determinate sostanze avesse come conseguenza l'attivazione di una maggiore soglia di attenzione cerebrale, mentre altre sostanze, al contrario inducevano un rilassamento completo e profondo.
In caso vi siate domandati fino ad oggi perché una tazza di caffè riesce a tenervi svegli o addirittura ad impedire il vostro sonno, in caso di assunzione durante le ore serali, una ricerca condotta dal Medical Research Council's Laboratory of Molecular Biology giunge in questi giorni a rendere conto dell'arcano, spiegando ad un livello più intimo modalità d'azione e tempistiche dell'effetto prodotta dalla caffeina sul nostro organismo.

Mediante un esperimento “in vitro”, i ricercatori inglesi hanno coltivato una discreta quantità di cellule in grado di svolgere funzioni analoghe a quelle cerebrali e sottoposto, in seguito, i neuroni artificiali ad una lunga esposizione a caffeina, andando così a scoprire la capacità della sostanza di interferire con il nostro orologio biologico interno, vale a dire con quella serie di meccanismi che regola l'alternanza tra attività e fasi di riposo nel nostro cervello.
L'assunzione di caffè si è infatti rivelata in grado di interferire con la comune produzione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, ritardandone l'azione sull'organismo e tenendoci svegli a discapito della nostra reale volontà.
In sostanza, assumere una quantità di caffeina contenuta in un caffè espresso doppio, ritarda di circa quaranta minuti l'attivazione della melatonina e spinge il nostro orologio interno a settarsi su un differente “fuso orario”, portandoci ad essere svegli e attivi per un lasso di tempo superiore a quello consentito dalle nostre facoltà cerebrali in condizioni normali.
La reale novità introdotta dallo studio pubblicato su Science Transaltion Medicine rispetto all'ampia letteratura antecedente consiste nella scoperta di un'azione esercitata dalla caffeina ad un livello più intimo rispetto ai semplici stimolanti e nella sua capacità di porsi come mediatore nella produzione ormonale; ragione in base alla quale, una tazza di caffè è in grado di tenerci svegli, anche se tutto questo era ampiamente risaputo anche prima che la ricerca di Cambridge giungesse a darci delucidazioni in merito.




