Guarigione tumori: l'Italia al primo posto in Europa
Per quanto fredde e asettiche per loro stessa natura, anche le statistiche possiedono una componente emotiva correlata col loro utilizzo, soprattutto in caso si decida di porre l'accento giornalistico sul triste aumento dell'incidenza tumorale in Italia, senza tuttavia fare presente come all'aumento dei casi registrati sia venuto a corrispondere negli ultimi un tasso di guarigione che non ha eguali in Europa.
Se il lessico giornalistico è ormai assuefatto a notizie volte a generare allarme sociale e panico generale, l'altro lato della statistica parla di un primato recentemente raggiunto a livello mondiale dal nostro Paese in materia di guarigioni oncologiche e di aspettativa di vita a seguito della funesta diagnosi tumorale.

Parallelamente al lancio di una nuova campagna ministeriale volta a debellare la piaga del fumo tra i più giovani e limare finalmente una delle principali cause di cancro fin dalle sue basi, le stime diffuse dalle autorità sanitarie durante i giorni scorsi hanno mostrato come, nel periodo compreso tra il 1990 e il 2007, i casi di effettiva guarigione dal cancro siano aumentati del 18% per gli uomini e del 10% per le donne, raggiungendo picchi statistici enormi nel caso dei tumori alla prostata, dove l'88,6% dei malati guarisce, del cancro al seno (85,5%) o del colon (60,8%).
Molto più che incoraggianti, le stime diffuse dagli oncologi italiani nel corso del Congresso nazionale dell'associazione di oncologia medica, rappresentano il frutto di un lavoro ventennale e il punto di partenza di una ricerca finalizzata a debellare la piaga cercando di associare il versante terapeutico con quella corretta opera di prevenzione che da sola può limitare l'incidenza dei casi e arrestarne la crescita continua.
Proprio con l'intento di agire su quelle forme di cancro che vantano un livello di guarigione ancora piuttosto basso e non il linea con i loro omologhi, le autorità hanno dunque deciso di intervenire sui giovanissimi, andando a coinvolgere volti noti provenienti dal mondo dello sport e dello spettacolo per scoraggiare il fumo presso gli under 14 ed impedire così che un errore dettato da stupidità giovanile possa influire sull'esito di un'intera vita e dare luogo a patologie oncologiche ancora difficili da curare.
Con l'intento che la campagna contro il baby-fumo raggiunga il suo obiettivo, non resta comunque che constatare come negli oceani giornalistici di malasanità il nostro Paese sia riuscito a fare emergere una componente di eccellenza in grado di tradursi nella genesi di statistiche decisamente incoraggianti, seppur meno emozionanti del loro triste corrispettivo.




