Calvizie: scoperte due molecole che fanno ricrescere i capelli
Di fronte al repentino sdoganamento della calvizie che ha investito la società contemporanea, in molti si sono domandanti se il ricorso alla “pelata” a tutti i costi fosse dettato dalla volontà di adeguamento ai canoni estetici imperanti o se fosse semplicemente il frutto della consueta volontà di trasformare la necessità in virtù.
Dato che la perdita di capelli e la conseguente atrofia dei bulbi piliferi rappresentano due fenomeni irreversibili e che le procedure di autotrapianto risultano spesso complesse e dagli esiti incerti, l'unico modo per fare chiarezza sulla questione è rappresentato da un avanzamento della scienza tricologica in grado di portare ad effettiva ricrescita del prezioso materiale perduto.

L'eventualità, considerata remota fino a poco tempo fa, si è recentemente trasformata in una prospettiva realistica grazie alla scoperta di due molecole che riescono quasi magicamente a riattivare i bulbi sopiti e a portare alla ricomparsa del manto capelluto in modo naturale, andando appunto ad agire sul normale ciclo di vita del bulbo e riattivandone l'attività, sopita a causa del passare del tempo o di una sovrabbondanza ormonale tale da condurlo in direzione di una prematura atrofia.
La scoperta, effettuata dai ricercatori della Columbia University di New York è avvenuta quasi per caso, dato che gli scienziati americani stavano sperimentando gli effetti di un farmaco contro l'artrite reumatoide, quando è venuta loro l'intuizione di usare due molecole (ruxolitinib e tofacitinib) note come inibitori delle Janus chinasi, proprio per combattere la perdita dei capelli e la loro mancata ricrescita.
In sostanza, gli inibitori in questione riuscirebbero a stimolare l'attività dei follicoli in modo molto più efficace rispetto alle soluzioni topiche presenti in commercio e ai sedicenti preparati miracolosi prodotti dalle grande aziende, riuscendo realmente a fare ricrescere ingenti porzioni di capelli perduti e ponendo così ipoteticamente la parola fine ad una delle più antiche problematiche maschili, recentemente trasformata in una sorta di virtù estetica dal geniale sdoganamento compiuto dopo secoli di riporti e segregazioni.




