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La solitudine danneggia le difese immunitarie dell'organismo

25 Nov 2015
La solitudine danneggia le difese immunitarie dell'organismo

Fatta eccezione per coloro che hanno sposato un ideale di vita ascetico, gli esseri umani restano fortemente ancorati ala loro dimensione sociale, tanto che una perdita dei legami affettivi ed una conseguente solitudine protratta negli anni può favorire la genesi di svariate patologie e addirittura influire sulle dinamiche fisiche del corpo, portando ad un abbassamento delle difese immunitarie operato per via genetica.

Uno studio condotto dalla Chicago University ha infatti portato alla luce come la solitudine non contribuisca semplicemente alla nascita di patologie a carico del sistema nervoso, ma come una protratta condizione di alienazione umana, soprattutto presso la popolazione anziana, possa condurre in direzione di un abbassamento delle difese immunitarie in grado di fungere da terreno di insorgenza per patologie potenzialmente letali.

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La ricerca ha infatti posto in evidenza come uno stato di solitudine si accompagni ad una maggiore attività dei geni di tipo CTRA, la cui azione è connessa con l'abbassamento delle difese immunitarie e con l'insorgenza di stati infiammatori dovuti ad uno squilibrio presente tra la comune attività dei leucociti e quei fattori genetici che favoriscono invece la presenza di malattie croniche o mortali.

In pratica, secondo lo studio americano, essere soli comporterebbe un'alterazione dell'attività cromosomica tale da lasciare il campo libero all'insorgenza di infezioni in grado i accorciare la vita delle persone sole fino punte statistiche stimate intorno al 15% in meno dell'aspettativa media.

Probabilmente causata da un corto circuito prodotto dai neurotrasmettitori e degli ormoni dovuto allo stato di depressione che la solitudine può indurre, l'alterazione genetica riscontrata dai medici di Chicago si pone dunque come un disperato campanello d'allarme relativo alle condizioni degli anziani e la ricerca pubblicata su Pnas come un invito a non perdere di vista quella dimensione sociale che costituisce la base del nostro benessere fisco ed emotivo.

 

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