Gli antichi Sofisti, ben noti per la loro abitudine ad impiegare il tempo mediante la ricerca di assurde antinomie logiche, si domandavano quanti capelli dovesse perdere esattamente una persona prima di essere considerata calva e quanti giorni dovesse compiere un soggetto prima di diventare vecchio, giungendo alla paradossale conclusione che, in assenza di una misura precisa, i due termini in questione non avevano senso.
Lungi da noi l'idea di riproporre il giochetto in chiave scientifica, è comunque curioso osservare che ciò che la comunità medica definisce come “campione statistico” è in realtà una misura estremamente variabile che può andare da cinque persone alla metà degli abitanti della Terra, con il risultato di una frequente confusione generale.

Senza la pretesa di voler fissare una misura universale per l'attendibilità di una ricerca, conveniamo comunque che un numero vicino a mezzo milione di persone, impiegato dai ricercatori della University of Oxford in un lungo studio sugli effetti della frutta, possa considerarsi un'ottima base per conclusioni universali.
I medici inglesi, capitanati da Huaidong Du, hanno infatti esaminato per oltre sette anni le abitudini alimentari di mezzo milione di cinesi con l'obiettivo di mettere in relazione la quantità di frutta consumata con la probabilità di incappare in un problema di salute legato al malfunzionamento dell'apparato cardio-vascolare: infarto, ictus e ischemia in primis.
Il 18% dei partecipanti al test dichiarava di consumare frutta in abbondanza almeno una volta al giorno; il 6,3%, al contrario, seguiva una dieta completamente priva di frutta e la rimanente porzione del campione statistico si collocava nella fascia dei consumatori occasionali.
Al termine della lunga indagine è emerso che il gruppo dei “forti consumatori” di frutta aveva una tendenza a contrarre patologie cardiache molto più bassa rispetto al gruppo che non ne consumava affatto, con variazioni in base alla patologia che raggiungevano picchi del 15% in caso di infarto, del 25% per l'ictus ischemico e del 40% per l'ictus emorragico, cifre assolutamente non casuali o legate a differenti condizioni ambientali.
Anche il tasso generale di mortalità prematura stabiliva una profonda forbice tra i due gruppi di “estremi”: i grandi consumatori risultavano infatti avere un livello di longevità media superiore del 32% rispetto ai loro coetanei nutriti con una dieta squilibrata e priva dei fattori nutritivi analizzati.
Secondo i ricercatori, il consumo di frutta gioverebbe alla salute del cuore secondo parametri esponenziali, al cui variare della quantità di frutta ingerita quotidianamente corrisponde, per inverso, un abbassamento del rischio legato alle più comuni patologie cardio-vascolari.
Oltre a rappresentare una delle principali fonti di vitamine e antiossidanti, la frutta (di qualunque tipo) possiede dunque qualità indispensabili alla salute del nostro cuore e un consumo regolare potrebbe fungere da ottimo strumento di prevenzione per malattie comuni e di enorme incidenza sul tasso di longevità.
In caso vi stiate chiedendo quale sia il quantitativo esatto per essere considerati dei forti consumatori e quale sia il numero preciso di arance, mele o albicocche da ingerire durante la giornata per evitare rischi al cuore: beh, in tal caso non resta che rispondere con un generico “più che potete” in grado di far rivoltare nella tomba gli antichi Sofisti.










