Himalaya, ghiacciai artificiali contro la penuria d'acqua In evidenza
Nel novero delle goliardiche metaforiche ideate per denotare la paradossalità di determinate imprese, per loro natura infruttuose, fanno bella mostra di sé; la classica vendita di ghiaccioli al Polo Nord; la distribuzione di caldaie all'Inferno, la commercializzazione di prodotti abbronzanti e in Burkina Faso e numerose altre sarcastiche associazioni di idee che prevedono l'incremento di una risorsa già di suo illimitata, o quasi.
Nessuno tuttavia aveva pensato fino ad ora di inserire nella lista la creazione di ghiacciai artificiali sulla più alta catena montuosa del mondo e soprattutto che sarebbe giunto un giorno in cui l'impresa sarebbe uscita dalla sua dimensione di barzelletta per trasformarsi in un'imprevista realtà di fatto.

A causa di una penuria idrica, accentuata dal fenomeno del riscaldamento globale, la vasta regione collocata ai piedi dell'Himalya si trova infatti a soffrire di una mancanza endemica di acqua tale da autorizzare la creazione di bacini artificiali da collocare sulle vette dei monti, per consentire un continuo approvvigionamento di acqua anche durante le stagioni più secche.
La prima piramide di ghiaccio artificiale è stata recentemente collocata nei pressi del villaggio di Phyang, andando ad inaugurare un ampio progetto che prevede il collocamento di oltre ottanta iceberg artificiali sulle varie vette dell'Himalya, con l'intento di dare vita ad una risorsa idrica in grado di prescindere dalla costruzione di dighe o bacini dall'impatto ambientale decisamente più elevato a dai costi difficilmente sostenibili per la comunità locale.
In sostanza, dal momento che le stagioni aride paiono essere sempre più secche e flagellanti per l'agricoltura e l'economia locali, il governo indiano ha deciso di porre rimedio alla situazione andando ad ideare degli enormi accumuli di ghiaccio, ubicati in corrispondenza di vette “strategiche“ dell'Himalya, nella speranza che l'avvento della stagione calda porti il ghiaccio a sciogliersi e dare vita ad altrettanti torrenti naturali in grado di irrigare le vallate circostanti.
La costruzione di 80-90 stupa di ghiaccio da posizionare sull'Himalaya, spiega l'ingegnere Sonam Wangchuck, potrebbe garantire risorse idriche in grado di irrigare circa 600 ettari di deserto, comportando un costo relativamente contenuto di 100 mila dollari complessivi, misura nettamente inferiore rispetto a quella preventivata per sopperire alla carenza attraverso soluzioni di tipo “tradizionale”.
In ogni caso, la sola idea che sia necessario collocare del ghiaccio sulle vette dell'Himalaya, getta un''ombra inquietante sui cambiamenti climatici in atto e pone all'attenzione del mondo una problematica in grado di investire rapidamente l'intero eco-sistema a livello planetario, rendendo necessari auna legislazione seria in grado di limitare le emissioni dei gas serra nell'atmosfera terrestre; prima che la vendita di ghiaccioli al Polo Nord si trasformi in una potenziale attività appetibile e stranamente remunerativa.




