Apple dovrà aiutare le indagini dell'FBi sula strage di San Bernardino
Il confine tra privacy individuale e sicurezza collettiva si assottiglia ogni volta che un tragico evento sconvolge la comunità mondiale, portandoci a domandarci se fosse stato possibile prevenire la strage attraverso qualche controllo online in più e mediante il ricorso a quella collaborazione tra colossi hi-tech e organi di polizia ancora percepita come fumo negli occhi dall'opinione pubblica.
Dal momento che prevenire la strage di San Bernardino è risultato impossibile, un tribunale americano ha stabilito, con una particolare sentenza “a priori”, che Apple dovrà quantomeno collaborare con l'FBI nel corso delle indagini, fornendo ogni tipologia di materiale sensibile che verrà considerato dagli investigatori come indispensabile alla soluzione del caso.

La diatriba nasce dal fatto che i sistemi di sicurezza presenti su iOS 8 e successivi risultano talmente efficaci che nemmeno le agenzie governative sono in grado di decriptarli senza che l'azienda di Cupertino fornisca loro la doverosa assistenza tecnica; ragione che ha spinto l'FBI a rivolgersi ad un giudice per fare in modo che Apple si prestasse allo scopo e collaborasse con gli inquirenti.
In sostanza, dopo aver tentato di leggere senza successo alcuno i dati sensibili presenti sull'iPhone 5c di uno degli attentatori (Syed Farook), l'FBi ha dovuto chiedere assistenza alla Apple per forzare il dispositivo, impiegando come deterrente per un eventuale rifiuto l'opportuna sede giudiziari e obbligando di fatto la ditta di Cupertino a fornire indicazioni necessarie allo sblocco del telefono.
La vicenda giudiziaria ha ovviamente riaperto l'eterna diatriba su privacy e sicurezza e offerto un insolito movente pubblicitario per Apple, dal momento che chiunque desideri non venire spiato da enti o agenzie di sorta, saprà benissimo da oggi quale dispositivo acquistare.




