Persino in caso abbiate trascorso gli ultimi dieci anni al largo dell'Isola dei Famosi, magari in cerca di una noce di cocco da fare autografare a qualche vecchia celebrità decaduta e affamata, vi basterebbe accendere il pc di casa (con Windows 2000 ancora installato) per rendervi conto di quale sia il reale ruolo esercitato da Google nel moderno sistema di comunicazioni informatiche.
Se la possibilità che il colosso di Mountain View gestisca i propri prodotti in modo leggermente monopolistico è destinata a non sfuggire ad un osservatore medio, volete che sia sfuggita proprio a quell'Unione Europea che tutto controlla e tutto cataloga?

Ovviamente no, e infatti l'indagine dell'antitrust europea, aperta ormai da quattro anni, pare dirigersi verso una stretta finale volta a ridimensionare il ruolo di Google, pur non apparendo del tutto chiaro quale sia il reale ruolo esercitato dal cannibale americano nel processo di eliminazione della (scarsa) concorrenza.
Il commissario europeo Joaquin Almunia ha infatti presentato un ultimatum a Google nel quale si chiede formalmente al gigante di Mountain View di ridefinire il proprio ruolo per impedire ulteriori provvedimenti destinati a sfociare in uno Statement of Objections per formalizzare le accuse dell'antitrust europeo.
In parole povere, a seguito della presentazione di un ricorso da parte di 20 società concorrenti, Google è stato messo sotto indagine dalla commissione antitrust facente capo all'Unione Europea, la quale ha effettivamente riscontrato una violazione delle norme sulla libera concorrenza da parte di Bug G e si trova ora chiedere un passo indietro piuttosto astratto a Google, prima di trovarsi costretta a formalizzare le accuse e ad intervenire con sanzioni di natura pecuniaria.
Se Google verrà incontro alle richieste formulate da Almunia la vicenda finirà a tarallucci e vino, in caso contrario, l'Unione Europea si troverà nella complicata situazione di dover processare Google per crimini decisamente vaghi e difficilmente sanzionabili in modo equo.
Tanto quanto appare evidente lo strapotere dei prodotti proposti da Google, appaiono altrettanto evidenti i limiti della concorrenza, non in grado al momento di proporre alternative valide; da qui la difficoltà di comprendere cosa dovrebbe fare esattamente (regredire?) Google per liberare una fetta di mercato tale da non incorrere in una qualche violazione della normativa antitrust in vigore.
In attesa che la vicenda si concluda e che giunga la rispota di Google alle proposte europee, continuando a tenere valida l'alternativa di bazzicare nei pressi dell'Isola dei Famosi, regno in cui le leggi sul monopolio risultano essere di più semplice interpretazione e legate, tutt'al più, al possesso di qualche noce di cocco.





