Se vi dovesse capitare di girovagare per il Sud America, vi renderete rapidamente conto di quanto l'immaginario collettivo locale associ le caratteristiche sociologiche ed antropologiche tipicamente italiane all'Argentina, per via della fortissima presenza di una comunità nostrana nel paese delle Pampas e di una particolare consonanza culturale tra le due nazioni divise dall'oceano.
Giusto per ribadire che in fondo anche gli Argentini sono un po' Italiani, la giornata di domani vedrà Buenos Aires trasformarsi nell'epicentro globale delle celebrazioni dedicate alla pasta, attraverso una pluralità di iniziative promosse dall'International Pasta Association (in collaborazione con Aidepi-Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiana) con l'intento di promuovere il consumo del prodotto a livello mondiale.

Dal momento che tessere le lodi della pasta nel nostro Paese equivarrebbe più o meno a pontificare sulla grandezza del papato in Vaticano, ci riserviamo il privilegio di evitare di sancire l'ovvio, preferendo limitarci a sfatare qualche leggenda metropolitana diffusa dai suoi detrattori.
Innanzitutto non è vero che la pasta fa ingrassare: un consumo responsabile e continuativo favorisce, al contrario, il corretto funzionamento del metabolismo e produce un senso di sazietà in grado di mettere al riparo da eventuali attacchi di fame imprevisti, originati dai proverbiali “cali di zucchero” dovuti ad uno scarso apporto a livello di carboidrati.
In secondo luogo, non è assolutamente vero che la pasta contribuisca all'aumento della glicemia e debba essere per tanto sconsigliata in caso di problematiche connesse con alti livelli di glucosio nel sangue: essendo un alimento ricco di carboidrati complessi, la pasta garantisce invece all'organismo un riparo costante dai temutissimi picchi glicemici.
È assolutamente falso che il glutine contenuto nell'alimento costituisca un problema per l'intestino e che rallenti i normali processi digestivi: fatta esclusione per i soggetti affetti da celiachia (per i quali esiste comunque un'ampia gamma di prodotti gluten-free), il glutine costituisce una lipo-proteina facilmente assimilabile dal nostro organismo e funzionale a reintegrare eventuali carenze proteiche dovute a regimi alimentari sbilanciati.
Da sfatare, infine, il luogo comune secondo il quale i soggetti affetti da intolleranza al grano non potrebbero consumare l'alimento: il normale processo di cottura fa sì che la proteina ritenuta responsabile delle reazioni allergiche si dissolva per via delle alte temperature, rendendo così la pasta ideale per qualunque tipologia di dieta ed intolleranza (sempre esclusa la celiachia).
Se dunque, non doveste rientrare in quell'ampissima fetta di Italiani che consuma mediamente 25 chilogrammi di pasta all'anno e vi foste trovati nella spiacevole situazione di porre un freno al consumo per ragioni legate a dicerie e strategie di marketing, suggeriamo di riempire il prima possibile il vostro piatto con un'ottima porzione di spaghetti e di diffondere il verbo alimentare legato all'italianità per eccellenza ovunque vi troviate, persino in caso stiate girovagando per il Sud America.











