Fatta esclusione per i rispettivi apparati riproduttivi e per le (talvolta piacevoli, talvolta un po' meno) eventualità ad essi connesse, la scienza medica ha tentato di mantenere durante la seconda metà del Novecento un approccio alla costituzione cerebrale maschile e femminile sostanzialmente identico, bandendo le differenze introdotte, in un modo gran poco ortodosso, dalla sbornia psicoanalitica d'inizio secolo.
Tuttavia, anche il paradigma che prevede un'identità di processi cognitivi per uomini e donne pare destinato ad un rapido superamento, sulla scia di nuove metodologie d'indagine atte a mostrare una pluralità di differenze tra i cervelli dei maschietti e quelli del gentil Sesso; l'ultima delle quali ridipinge uno scenario legato alla percezione del mondo esterno in base alla quale le donne avrebbero facoltà olfattive molto più sviluppate rispetto ai loro “colleghi” maschi.

Un recente studio, svolto dall'università federale di Rio de Janeiro e pubblicato sulla rivista di settore Plos One, ha infatti portato alla luce inedite differenze nell'olfatto dei due sessi, al termine di uno lungo esperimento incentrato sull'analisi della costituzione dei bulbi olfattivi di 7 uomini e 11 donne (tutti rigorosamente morti e tutti di 55 anni d'età) e sulla conseguente scoperta di una prova biologica di una differenza tra i due sessi.
Grazie all'impiego di una modernissima tecnica d'indagine denominata frazionatore isotropico è stato infatti possibile risalire al numero di cellule olfattive presenti nel cervello dei soggetti esaminati ed eseguire un conto preciso che ha rivelato una prevalenza dei neuroni predisposti alla funzioni olfattive pari a quasi il 50% nelle donne.
Tradotto su un versante squisitamente pratico, in caso gli esiti dello studio brasiliano venissero confermati, la capacità delle donne di riconoscere odori ed individuare fragranze risulta molto più sviluppata che nei maschi, con il risultato di una completa ridefinizione di quelli che sono gli ambiti emotivi e cognitivi tra i due sessi: sostenere che le donne posseggono una maggiore inclinazione verso l'identificazione degli odori porta infatti a dedurre l'esistenza di una differenza più profonda, legata all'elaborazione della realtà circostante, con influenze dirette sulla capacità di produrre ragionamenti o provare emozioni.
Al momento quello offerto dalla ricerca di Rio de Janeiro è poco più di uno spunto utile ad ulteriori approfondimenti, anche se, nel suo piccolo, testimonia il rinnovato interesse per tutte quelle differenze legate ai sessi che il Novecento pareva aver dimenticato, lasciando sepolta un'autentica miniera di riflessioni e strumenti diagnostici riportata recentemente alla luce.









