Nepal, in arrivo stanziamenti e aiuti medici da tutto il mondo
In virtù di uno strano paradosso, le distanze geografiche e umane tra i vari stati del mondo tendono ad ampliarsi a dismisura quando si discute di interscambio culturale o di vicende economiche, salvo poi accorciarsi davanti alle grandi tragedie, unici collanti in grado di farci sentire tutti parte di un identico dolore, a prescindere dalla nostra effettiva ubicazione geografica.
Capita così che mentre la stupenda regione del Nepal, massacrata da un terremoto di violenza inaudita si trovi ancora intenta a contare vittime e danni del sisma, la grande macchina della solidarietà globale si sia già messa in moto per portare aiuti e sollievo alla popolazione colpita, come se il tragico evento avesse avuto luogo a pochi minuti di distanza dalle nostre abitazioni e come se, facendo ricorso ad una retorica ampiamente abusata, fossimo tutti abitanti del Nepal davvero.

Nel grande balletto mondiale finalizzato alla ricostruzione, l'Unione Europea ha già annunciato un contributo umanitario pari a tre milioni di euro, gli Stati Uniti invieranno in loco oltre 56 tonnellate di aiuti medici, personale umano e risorse alimentari, mentre la Cina farà la sua parte mediante l'invio in Nepal di 58 medici specialisti intenti a curare sul campo i feriti del sisma.
Nel dettaglio, gli aiuti disposti dalla Ue saranno destinati a sopperire alla mancanza di generi di prima necessità prodotta dal terremoto e consisteranno principalmente in acqua pulita, sistemi di telecomunicazione finalizzati a mettere in contatto i superstiti con le loro famiglie e rifugi di emergenza atti ad ospitare i numerosi sfollati, in attesa che risulti possibile ricostruire almeno una parte dell'infinito patrimonio architettonico andato distrutto durante le numerose scosse.
La missione umanitaria iniziata questa mattina da UE, USA e Cina non è che l'inizio di una lunga gara di solidarietà che porterà nei prossimi giorni personale medico, volontari ed esperti provenienti da tutto il mondo a soccorrere la popolazione locale ferita, quasi come se fossero davvero necessarie le tragedie per farci sentire tutti parte di un unico mondo e di un unico infinito dolore.




