A Siena il primo intervento congiunto timo-tiroide grazie ad un robot
Croce e delizia del genere umano, le disparate ghiandole che abitano il nostro corpo sono spesso alla base di numerose problematiche di salute dalla difficile diagnosi e dall'ancora più complesso intervento chirurgico, avendo la Natura deciso di ubicare i minuscoli elementi in questione in zone difficilmente raggiungibili e piuttosto riparate.
Se i tradizionali interventi connessi con l'asportazione della tiroide e del timo prevedono lunghe sessioni chirurgiche spesso estremamente dolorose ed invasive, dall'ospedale Scotte di Siena giunge in queste ore la notizia di un intervento congiunto, effettuato grazie all'ausilio di un micro-robot, in grado di rivoluzionare completamente l'approccio alle problematiche derivanti dal malfunzionamento ghiandolare.

I chirurghi facenti capo alla struttura senese sono infatti riusciti ad intervenire su un paziente affetto da gravi danni al timo e alla tiroide, grazie ad un'avveniristica tecnica micro-invasiva che ha consentito l'asportazione di entrambe le ghiandole nel corso di un intervento durato solo 6 ore complessive e privo delle tradizionali problematiche post-operatorie connesse con metodologie di tipo tradizionale.
Andando a praticare minuscoli fori in corrispondenza dell'ascella e della zona sottostante al capezzolo è stato infatti possibile consentire ad un piccolo dispositivo robotizzato di procedere con l'esportazione di timo e tiroide senza che il paziente avvertisse dolorose cicatrici al risveglio e senza rendere necessaria la rottura, totale o parziale, dello sterno, spesso imposta dalla necessità di intervenire sul timo.
A seguito dell'operazione miracolosa, i chirurghi dello Scotte hanno potuto annunciare il pieno successo del loro intervento e di un lungo lavoro di ricerca che ha visto l'Uoc di chirurgia toracica dell'azienda ospedaliero universitaria di Siena, diretta da Giuseppe Gotti e il direttore dell'otorinolaringoiatria dell'ospedale di Arezzo, Pierguido Ciabatti lavorare in sinergia per quantificare tutte le variabili del caso prima di procedere con l'intervento vero e proprio.
L'operazione è stata infatti resa possibile dalla geniale intuizione di procedere all'asportazione della tiroide andando ad utilizzare un minuscolo cavo che si trovava fià all'interno del corpo del paziente a seguito dell'intervento sul timo e che è stato possibile direzionare a partire dal foro ascellare senza praticare ulteriori incisioni.
La rapida dimissione del paziente, avvenuta dopo solo 4 giorni di degenza, rappresenta forse la principale testimonianza dell'avvenuto successo e conferisce un notevole carico di speranza a tutti coloro che si trovano a soffrire di problematiche di salute originate a partire dal malfunzionamento di qualche strana ghiandola, che la Natura si è premurata di disseminare nei luoghi meno battuti e frequentati del nostro organismo.




