Fukushima, accertato il primo caso di leucemia da radiazioni
Quando si parla dei disastri provocati dal nucleare (o da una sua cattiva gestione), bisogna purtroppo mettere in conto una serie di conseguenze devastanti che si trascinano lungo il corso degli anni e che fanno apparire la catastrofe iniziale alla stregua del tassello di testa di un infinito domino in grado di cadere lentamente sulle generazioni future.
In un Giappone che cerca di voltare pagina a seguito della catastrofe che ha colpito Fukushima l'11 marzo del 2011, si apprende oggi che l'incubo legato ai tumori da radiazione ha cominciato a manifestarsi in tutta la sua violenza, andando a colpire un lavoratore di 41 anni intento a provvedere alla riparazione di alcuni edifici collocati nei pressi del reattore rotto dall'onda anomala.

Il primo caso accertato di leucemia causata da radiazioni nucleari ha infatti le sembianze di una tragedia annunciata, dato l'altissimo tasso di probabilità di contrarre una forma tumorale che investe tutti coloro che mettono la loro vita generosamente al servizio della collettività e che si adoperano per limitare i danni, esponendosi in prima persona alle radiazioni emanate dalla centrale nucleare ormai distrutta.
Pur non trattandosi del primo caso di cancro che ha colpito i lavoratori intenti nell'opera di ricostruzione, la vicenda dell'operaio affetto da leucemia rappresenta uno storico precedente, in quanto risulta essere il primo in cui le autorità giapponesi riconoscono la responsabilità diretta delle radiazioni nella genesi della patologia.
Il governo giapponese ha infatti reso noto che garantirà la piena copertura sanitaria e le cure del caso al lavoratore della società Tokyo Electric Power & Co, incaricata della ricostruzione a seguito dello Tsunami, ammettendo così di fatto la diretta correlazione tra la leucemia che ha colpito il lavoratore e l'esposizione alle radiazioni emanate dai reattori numero 3 e 4 della ex centrale di Fukushima.
Purtroppo, per comprendere appieno quella che sarà la reale portata del fenomeno bisognerà attendere anni, come accaduto per Chernobyl, dato il lungo periodo di latenza di alcune forme tumorali provocate dalle radiazioni e la lentezza con cui quel tragico domino si abbatte, tassello dopo tassello, sulle generazioni future.





