Per impedire che il tessuto sociale si trasformi in una guerra intestina perenne e nel luogo deputato a consumare vedette di ogni tipo, le moderne società occidentali hanno deciso di concedere persino ai peggiori criminali il beneficio di un'attenuante, tanto in sede giudiziaria, quanto a livello mentale: il pensiero che un assassino sia stato spinto dalla follia, da un'esagerata esasperazione, da un'infanzia difficile (movente troppo vago, a dire il vero), ce lo fa apparire come qualcosa di profondamente diverso da noi e ci porta a guardare il crimine sotto un'ottica distante, facendoci (talvolta) desistere dai propositi di vendetta pubblica o privata.
Esistono tuttavia alcuni casi in cui, anche se decidessimo di trascorrere la vita alla ricerca di un'attenuante, non troveremo proprio nulla in grado di lenire il nostro ribrezzo, soprattutto quando un omicidio viene compiuto tra le mura di un ospedale e l'assassino ha il volto rassicurante di colui al quale avevamo caritatevolmente affidato le nostre sorti.

È questo il caso di un medico ospedaliero dell'istituto San Carlo Potenza, registrato da un collega mentre confessava di aver lasciato morire una donna di 71 anni affetta da cardiopatia, nel corso di un delicato intervento chirurgico risalente allo scorso 23 Maggio, finalizzato alla sostituzione della valvola aortica della paziente.
Il medico sarebbe stato in seguito spinto da presunti rimorsi di coscienza a confessare l'accaduto ad un collega e a ventilare l'ipotesi di un'autodenuncia, poi ritirata per timore di venire licenziato, durante una conversazione dai toni piuttosto agitati, durante la quale il chirurgico svelava la natura dolosa del proprio errore e lamentava l'assenza di appoggi politici in grado di salvarlo da un'eventuale perdita del suo prezioso posto di lavoro.
L'episodio, destinato al dimenticatoio (come spesso accade), è venuto alla luce grazie al coraggio del collega che è riuscito ad intercettare la confessione e allo scoop proposto dal quotidiano Basilicata 24 che, nei giorni scorsi, ha diffuso i file audio registrati, spingendo le forze dell'ordine all'apertura di una tempestiva indagine sul caso.
Al momento, il cardiochirurgo risulta sospeso da da ogni tipo di attività sanitaria e con lui sono finiti nel mirino degli inquirenti anche cinque colleghi, accusati di aver contribuito ad insabbiare l'accaduto e per questo sospesi a tempo indeterminato dalle attività di tipo chirurgico, per decisione del direttore generale della struttura Giampiero Maruggi.
Mentre all'interno del reparto di cardiochirurgia del San Carlo sta andando in scena il consueto scarica-barile, gli inquirenti hanno deciso di condurre un'indagine a tappeto per scoprire eventuali episodi di malasanità e per accertare le responsabilità individuali di tutti gli specialisti presenti in reparto.
Ne riassumere convulsamente gli avvenimenti dell'ennesima bufera sanitaria nostrana, abbiamo volutamente omesso di riportare presunti moventi e possibili attenuanti, perché siamo fermamente convinti che, una volta sollevato il velo di chiacchiere, rivendicazioni e facce serene, sotto l'accaduto non si possa trovare proprio nulla in grado di alleviare quell'immenso disgusto che sconvolge l'Italia, una volta ancora.










