Come ben noto fin dalla primissima infanzia, i vari organi che compongono il corpo umano sono tutt'altro che statici e le loro dimensioni variano in continuazione al passare del tempo e sulla base alle condizioni ambientali che determinano il loro ingrossamento (o il loro rimpicciolimento), con il risultato che alcune misure possono risultare motivo di orgoglio e di spacconeria, mentre altre impongono il ricorso a una delle varie forme di consolazione ideate per compensare carenze dettate da Madre Natura.
Seppur decisamente meno visibile rispetto ad altre zone anatomiche (nasi e bocche, ad esempio, non siate maliziosi!), anche il cervello umano è soggetto a variazioni che possono estendere o ridurre le condizioni di partenza e che mutano sulla base di determinati comportamenti acquisiti nel corso degli anni.

Il cadere preda di un'insonnia frequente, ad esempio, pare possa svolgere un ruolo di rilievo nella costituzione del nostro cervello e portare le zone deputate alla sua funzionalità primarie a subire un graduale rimpicciolimento ed un corrispondente declino prematuro delle facoltà correlate.
A sostenerlo è una recente ricerca condotta dalla Oxford University che è riuscita ad istituire un nesso tra la qualità del sonno e le dimensioni del cervello umano, al termine di un lungo studio, durante il quale è stata monitorata per oltre tre anni l'eventuale presenza di disturbi del sonno in 147 adulti e la loro relativa tendenza alla restrizione delle aree cerebrali ricche di cellule neuronali.
I ricercatori inglesi hanno compiuto una scansione cerebrale Mri al gruppo di volontari e hanno successivamente chiesto ai partecipanti di compilare un questionario relativo alle loro abitudini in materia di sonno, prima di procedere ad una nuova scansione, eseguita a 3,5 anni di distanza e finalizzata ad evidenziare eventuali variazioni nella struttura del cervello di quei pazienti che lamentavano difficoltà nell'addormentarsi o un elevato numero di risvegli notturni.
Al termine dell'indagine, i soggetti che dichiaravano di avere frequenti disturbi del sonno (il 35% circa dei partecipanti) presentava un chiaro restringimento delle aree monitorate e una sostanziale diminuzione della “materia grigia”, calo che non aveva invece riguardato i volontari il cui sonno era qualitativamente migliore e la cui incidenza risultava accentuata nei soggetti di età superiore ai 60 anni.
Sull'importanza del sonno per il corretto funzionamento delle facoltà intellettuali e psicologiche esiste un'amplissima letteratura medica atta a documentare gli squilibri prodotti sulla produzione di neurotrasmettitori generati dalla sua assenza; la grande novità introdotta dallo studio condotto dalla dottoressa Claire Saxton è la scoperta di un'incidenza a livello anatomico provocata dai disturbi del sonno, che legittima la tesi secondo la quale i frequenti risvegli notturni potrebbero alla lunga produrre danni irreversibili all'organismo.
Suggeriamo, pertanto, di non sottovalutare eventuali disturbi del vostro sonno e di correre ai ripari senza minimizzare il problema o relegarlo ad una condizione temporanea, prima che avvenga l'irreparabile e che un imprevisto declino vi costringa a ripetervi che, in fondo, le dimensioni non contano.










