Quando si vuol porre fine ad una controversia piuttosto accesa, si usa ricorrere alla proverbiale espressione secondo la quale “la verità si trova nel mezzo”, tramite la quale si intende significare che, una volta escluse le interpretazioni più estreme, appare la vera natura dei fatti.
Capita così che nello stesso giorno in cui il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta diffonde cifre, statistiche e proiezioni inquietanti relative al possibile contagio del virus ebola a livello planetario, un meeting informale dei Ministri della Salute europei tenda invece a dipingere uno scenario in cui il controllo del fenomeno regna sovrano.

Se per gli esperti americani l'epidemia risulta essere infatti ampiamente sottostimata, (soprattutto in Sierra Leone e in Liberia) e il numero dei malati potrebbe raggiungere il milione e quattrocentomila unità entro Gennaio, i ministri europei rassicurano l'opinione pubblica sull'efficacia degli aiuti umanitari messi in campo in Africa per contenere il contagio.
Secondo la Lorenzin, l'Italia ha già impiegato risorse per un totale di 1,5 milioni di euro (sui 4 milioni complessivi previsti) per dar vita ad iniziative mirate a circoscrivere, localizzare e debellare il fenomeno nel minor tempo possibile.
A margine della conferenza, il Ministro della Salute ha spiegato come l'UE europea intenda seguire le linee guide fissate dall'Oms e come vi sia, all'interno degli stati membri, un clima di piena consapevolezza e volontà di intervenire tramite la creazione di strutture di assistenza in loco che consentano di agire sull'epidemia prima che assuma le dimensioni di una catastrofe globale.
L'Italia, alla guida del semestre di presidenza europeo, risulta in questo momento uno degli Stati membri dell'Ue più attivi sul versante degli aiuti umanitari e il principale sostenitore di una politica d'azione comune basata sulla duplice direttrice, sanitaria e umanitaria, attraverso la quale un intervento mirato all'adeguata assistenza dei malati in Africa dovrebbe riuscire ad arrestare i flussi migratori e i conseguenti pericoli legati alla diffusione del virus.
Garantire cure ed assistenza a chi viene colpito dal virus significa infatti frenare la rincorsa verso mete sanitarie più efficienti e arrestare il panico tra i soggetti sani, spinti alla fuga da un'emergenza sanitaria che alimenta la psicosi sociale.
Augurandoci che il piano messo in campo dai ministri europei si riveli efficace, sarebbe comunque opportuno sapere se la reale entità dell'emergenza assomigli di più allo scenario apocalittico dipinto ad Atlanta o quello moderatamente agitato sussurrato dal meeting del Vecchio Continente, entrambi probabili estremi di una via di mezzo ancora ignota.










