Si diceva in un tempo molto lontano (e contraddistinto da diffusa ingenuità) che la buona politica trovasse la propria ragion d'essere nella capacità di prevedere gli eventi, di anticipare le tendenze e di preparare piani d'emergenza prima che le emergenze si manifestassero in tutta la loro tragicità.
In un'epoca molto moderna e decisamente più disillusa, capita invece che la politica si preoccupi sempre più spesso di chiudere la metaforica stalla solo dopo che i buoi sono già scappati in direzione di altri lidi e che, a poche ore di distanza dalla diffusione dei tragici dati sul tasso di natalità in Italia (vedi articolo), il Ministro della Salute si accorga magicamente di un problema iniziato nel lontano 2008 e ben lungi dal trovare soluzione.

Inaugurando oggi la conferenza ministeriale europea sulla salute della donna, il ministro Lorenzin ha annunciato la volontà di mettere in campo rapidamente un “piano per la fertilità” in grado di ripopolare una Penisola che si avvia alla desertificazione neonatale, partendo da politiche in grado di mettere la figura femminile e la sua capacità riproduttiva al centro dell'azione governativa.
Traducendo in Italiano le considerazioni esposte in astrattese moderno dal Ministro; secondo la Lorenzin sarebbe possibile invertire la tendenza legata alla scarsa natalità attraverso una serie di provvedimenti culturali e sanitari destinati ad invogliare la procreazione e a garantire la necessaria assistenza medica mediante un'azione legislativa in grado di coinvolgere tutte le istituzioni legate alla pre-natalità e alla cura dei bambini in età pediatrica.
Consultori, strutture ospedaliere, asili nido e scuole materne avranno dunque un ruolo primario nella nuova Italia che si ripromette di sconfiggere il calo della natalità da un punto di vista culturale, prima ancora che strettamente medico.
Tutto molto interessante, ma sotto la nobilissima e giustificatissima idea di riportare la donna al centro della vita culturale del Paese si nascondono cause ben più profonde per il calo demografico italiano e altrettanti alibi che i vari governi si rimbalzano da anni nella speranza di indorare la pillola: annoverare il tabagismo o la scarsa informazione relativa a alla fecondazione assistita tra le cause principali dei problemi legati alla natalità nel nostro Paese (come fa la Lorenzin oggi su La Repubblica) rasenta il confine dello scherzo e non proprio di buon gusto.
L'incidenza di patologie legate all'infertilità maschile e femminile e il basso livello di informazione sui rimedi sono indubbiamente realtà drammatiche per migliaia di cittadini, ma poco più di gocce in un oceano di depauperazione generale, nel quale milioni di potenziali madri e padri rimandano in eterno i propri propositi dopo aver appreso le tariffe degli asili nido pubblici, dopo aver scoperto che nessuno darà loro un mutuo e un tetto sotto il quale crescere i loro figli, dopo avere realizzato che lo stipendio delle madri in congedo si riduce del 70% una volta trascorsi i primi tre messi di maternità e dopo aver perso la certezza di una prospettiva di dignità umana, prima ancora che sociale.
Dopo tutti questi “dopo”, parlare di cultura e informazione senza voler porre rimedio alle reali cause di un problema che sta erodendo il patrimonio umano italiano appare prudente almeno quanto cercare di resuscitare Atlantide dalla sua tragica sorte o ricostruire Pompei all'indomani dell'eruzione vulcanica: beati coloro che prevedono gli eventi quando sono già accaduti, perchè loro sarà il regno della politica!










