Effettuato trapianto di organi da neonato di sei giorni
Quasi come se i nostri figli fossero gli unici bambini mai venuti al mondo dai tempi dei Sumeri, siamo portati per nostra stessa natura ad esibire costantemente i “successi” fatti riportare dai nostri pargoli ad una platea sempre più ampia, inondando il mondo dei social networks di foto e video che mostrano i nostri bambini intenti a camminare, a proferire parole prive di senso e a mangiare pappette con lo stesso entusiasmo con cui accoglieremmo l'eventuale comunicazione relativa alla vincita di un premio Nobel.
Se prima o poi tutti i bambini del mondo camminano, parlano e mangiano pappette, una coppia di genitori del Regno Unito, vittima di un'immane tragedia che ha visto la loro bambina nascere priva di vita, può tuttavia trovare una (a dire il vero, piuttosto misera) consolazione nel fatto che la loro bimba ha avuto modo di diventare la più giovane donatrice d'organi della storia, contribuendo a salvare la vita a due soggetti affetti da gravi patologie ed entrando così negli annali della letteratura medica.

A seguito di una carenza di ossigeno sviluppatasi durante le ultime due settimane di gestazione, la nascitura si è purtroppo trovata impossibilitata a respirare ed è venuta al mondo quando ormai era troppo tardi per intervenire sulle sue condizioni cliniche, ma (grazie al consenso espresso dai suoi genitori) i medici dell'Hammersmith Hospital di Londra hanno potuto intervenire sul fegato e sui reni della bambina ed effettuare un sensazionale espianto che ha consentito il ritorno alla vita di un bambino di 6 anni affetto da una grave insufficienza renale e di un altro paziente da lungo in attesa di cellule epatiche compatibili.
Se la chirurgia neonatale non è sicuramente una novità tout court in Europa, il caso del trapianto londinese trova la sua eccezionalità nella complessità dell'intervento effettuato dai medici inglesi e nella giovanissima età della donatrice, spostando così l'attenzione planetaria sulla possibilità di trasformare numerose tragedie in altrettante fonti di speranza per tutti i soggetti che si trovano in attesa di una donazione di organi.
Come spiegano gli autori dell'intervento, le difficoltà principali difficoltà connesse con gli espianti neonatali sono connesse con le esigue dimensioni dell'organo prelevato e con uno scarso livello vascolare che complicano di molto le possibilità di mantenere intatta ala struttura destinata poi ad essere accolta dal soggetto ricevente; difficoltà di fronte alle quali, il successo riportato dai chirurghi inglesi si configura come un'autentica opera di maestria.
Il caso londinese ci insegna dunque a guardare con maggiore indulgenza alla possibilità di trasformare le nostre tragedie personali in altrettante fonti di vita per i soggetti afflittida gravi patologie e a godere della fortuna che abbiamo di fronte alla salute dei nostri figli, tanto belli e particolari da portarci eternamente a guardarli con quello stupore con cui si guarderebbero i primi bambini venuti al mondo dal tempo dei Sumeri.



