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Cibi grassi: rischio colesterolo e attacchi di cuore più alto nei giovani

03 Giu 2015
Cibi grassi: rischio colesterolo e attacchi di cuore più alto nei giovani

Trascorsa la (troppo) breve fase in cui i nostri figli risultano essere scarsamente indipendenti e pienamente controllabili, l'idea di riuscire a regolamentare l'alimentazione di bambini e adolescenti e di imporre loro un corretto stile di vita risulta spesso tanto utopica quanto quella di trattenere una ciurma di marinai in astinenza da sesso dal cadere vittime del proverbiale e suadente canto delle sirene.

Se snack, merendine, patatine e cibo spazzatura rappresentano quasi per definizione l'apice del piacere e della trasgressione infantile, un recente studio condotto dal Duke Clinical Research giunge in queste ore a rompere loro le metaforiche uova nel paniere e a suggerire ai genitori di tutto il mondo un implemento di attenzione verso tutto ciò che realmente consumano i nostri pargoli, alle prese con gli irresistibili richiami della gola.

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Secondo l'equipe di ricercatori americani a capo dello studio pubblicato sulla rivista di settore Circulation, un eccesso di cibi grassi durante l'infanzia non è infatti destinato a riverberarsi solo nella genesi di benevolenti sembianze paffutelle, ma porta con sé un rischio di attacco cardiaco nettamente superiore a quello presente in un pubblico adulto, a parità di sostanze ingerite.

La ricerca ha evidenziato come un consumo protratto di cibi grassi durante l'infanzia sfoci in aumentato rischio legato la colesterolo alto già alla soglia dei 30-35 anni, con conseguente possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari destinata ad aumentare del 40% col trascorrere degli anni.

In sostanza, secondo gli autori dello studio, i rischi connessi con alti livelli di colesterolo LDL nel sangue seguirebbero uno schema di tipo “accumulativo” che prevede la crescita dei fattori di pericolo parallelamente alla decrescita dell'età in cui si inizia a consumare cibi troppo grassi, di modo che i soggetti che incominciano ad abbuffarsi di patatine e quant'altro da giovani si troveranno a sviluppare probabilità enormemente più alte di avere un attacco di cuore rispetto a chi, invece, ha deciso di dedicarsi ai piaceri dei Junk food solo dopo la soglia dei trent'anni.

La ricerca in questione di per sé non aggiunge nulla di nuovo a quanto ampiamente noto, ma quantifica in una soglia ben precisa (il 40%) i fattori di rischio connessi con la consumazione di cibi grassi in tenera età e getta un'ulteriore luce su una serie di danni che sono destinati ad accumularsi nel corso degli anni, aggiungendo fattori di rischio in modo esponenziale e non lineare.

Prima di procurare ai nostri figli danni difficilmente reversibili e destinati ad accompagnare il corso della loro esistenza, sarebbe dunque opportuno cercare di regolamentare, per quanto possibile, il loro accesso al cibo e magari tentare di convincerli della pericolosità di tutte quelle suadenti sireni alimentari che paiono attirarli senza possibilità di fuga alcuna, come marinai dispersi in mezzo all'oceano.

 

Cinese di Maputo

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