Ideato un farmaco che ripara i tessuti danneggiati
Non appena ci si procura la prima piccola lesione o escoriazione, durante le primissime fasi della nostra vita, si ha la sensazione di aver compiuto qualcosa di tremendo e irreparabile, salvo poi assistere lentamente a quella sorta di miracolo naturale che porta il nostro organismo a guarire la ferita e a ripristinare una condizione di partenza che si credeva perduta per sempre.
Per quanto efficace e potentissimo, il nostro sistema immunitario si trova tuttavia spesso alle prese con danni dei tessuti di entità ben superiore a quella originata dalle sbucciature infantili, di fronte ai quali nemmeno l'azione messa in campo da piastrine e agenti sanguigni risulta efficace a riparare lesioni potenzialmente croniche e pericolose.

Con l'intento di porre rimedio agli evidenti limiti naturali, alcuni ricercatori della Case Western Reserve e dell’Ut Southwestern Medical Center sono riusciti a mettere a punto una particolare molecola che consente di giungere in tempi rapidi ad una completa rigenerazione dei tessuti organici, a prescindere dall'entità e dall'estensione del danno subito e dalla localizzazione degli organi che si intende riparare.
Ideata per porre rimedio a problematiche connesse con danni riportati ai tessuti di fegato, pancreas e midollo osseo, la molecola in questione costituisce una particolare variante delle prostaglandine, denominata (appunto) prostaglandina E2 o Pge2 e consente di dare nuova linfa alle cellule staminali presenti nei tessuti danneggiati, fino a mettere in atto un'autentica azione di rigeneramento organico.
Partendo dalle note proprietà delle prostaglandine, ad un deficit delle quali viene tradizionalmente associata la presenza di stati infiammatori di tipo cronico (la maggior parte dei farmaci antinfiammatori non steroidei in commercio altro non sono che inibitori della ricaptazione delle prostaglandine), i ricercatori americani sono riusciti a dar vita ad una sorta di variante “geneticamente modificata” che amplifica la naturale tendenza di queste molecole e lenire i tessuti danneggiati, fino al punto di consentire di porre rimedio a lesioni estesissime e localizzate in prossimità degli organi interni, andando a recuperare la connettività dei tessuti che era venuta meno.
Il farmaco derivato dalla prostaglandina E2, denominato Sw033291, è stato testato con successo in un gruppo di topi affetti da lesioni gravi e ha dimostrato la sua capacità di riparare i tessuti danneggiati e di riuscire, in casi limite, a porre rimedio a patologie terminali originate dalla presenza di stati infiammatori estesissimi.
In caso il farmaco dovesse trovare una sua applicazione anche in ambito umano. è lecito immaginare l'avvento di un futuro in cui danni e lesioni non saranno più una preoccupazione per il nostro organismo e nel quale, ad ogni opera di rigenerazione messa in atto dalla molecola, si accompagnerà a quell'infinito senso di meraviglia che denota le guarigioni dalle nostre prime sbucciature, solo apparentemente eterne e irreversibili.




