Pollo e tacchino combattono patologie cardiovascolari e tumori
La maggior parte dei comportamenti umani che ricade sotto la sfera di influenza delle cosiddette mode, risulta tale in virtù di quel principio di emulazione che ci porta ad assumere per vero quanto abbiamo visto fare al nostro vicino, anch'esso basato sull'assenza di reali giustificazioni e sul quel proverbiale “si dice” che muove il mondo in modo molto più incisivo di quanto non lo facciano dati e statistiche certificati.
Se evitare di consumare carne in base alle proprie convinzioni etiche può essere considerato un atteggiamento nobile e lodevole, ritenere invece (sulla base di semplici chiacchiere) che le proteine animali nuocciano alla salute, è indice di una semplice moda alimentare priva di evidenze, soprattutto nel caso delle proteine “nobili” provenienti da pollame e carni bianche.

Un recente studio condotto dalla Nutrition Foundation of Italy (Nfi) ha infatti attestato come un consumo moderato e costante di pollo e tacchino contribuisca non solo al mantenimento di uno stato di benessere complessivo dell'organismo, ma anche alla prevenzione nei confronti di alcune diffuse patologie che trovano proprio in un'alimentazione sbilanciata il loro terreno congeniale di insorgenza.
Ponendo fine ad un'atavica lacuna legata agli effetti delle carni avicole sull'organismo umano, lo studio della Nfi ha mostrato come il particolare mix di vitamine del gruppo b, ferro, proteine e grassi polinsaturi contenuto nel pollame risulti funzionale ad abbassare i fattori di rischio connessi con l'insorgenza delle più diffuse patologie cardiovascolari e di alcune forme tumorali, promuovendo una dieta incentrata sulla presenza di carni bianche come ottimo scudo anti-infarto e anti-cancro.
Il primo Documento di Consenso sulle carni avicole, presentato a Milano in occasione dell'evento Food & Nutritional Research, si pone dunque come il manifesto di un consumo responsabile di carni bianche e come un'arma in grado di sfatare i luoghi comuni diffusi attraverso la Rete che prevedono un legame tra il consumo di proteine animali in quanto tali e l'insorgenza di patologie potenzialmente letali.
L'obiettivo dichiarato dei ricercatori è quello di aumentare la quota di carni bianche consumate in Italia, paese dove pollo e tacchino stentano ancora a decollare nelle preferenze gastronomiche e di incentivare un consumo in grado (almeno in parte) di andare a sostituirsi all'enorme porzione di carni rosse, più grasse e difficili da digerire, annualmente prodotta in Italia, cercando così di inaugurare un'inedita moda, questa volta basata si evidenze scientifiche e non su un semplice “si dice”.





