Lotta al tabacco: Giornata mondiale dedicata ai più giovani
Si diceva un tempo che a sedici anni si comincia a fumare per dimostrare di “essere uomini” e che, introno ai 40 anni, si decide di smettere per la stessa ragione, come se la capacità di acquisire e dismettere un pericoloso vizio fosse l'indicatore più adatto a mostrare al mondo la nostra forza di volontà e la nostra capacità di resistere di fronte ai pericoli e alle pericolose dipendenze.
L'obiettivo principale che si è prefisso la medicina durante questi ultimi decenni riguarda appunto la capacità di interrompere questa pericolosa catena alle sue basi, andando a convincere i più giovani che iniziare a fumare non rappresenta un segno di maturità, né tantomeno l'indicatore attraverso il quale possiamo definirci uomini, ma il semplice frutto di una stupida emulazione destinata a riverberarsi negli anni attraverso la genesi di patologie, problematiche e un numero quasi infinito di rimpianti.

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco dello scorso 31 Maggio, i riflettori nostrani sono tornati ad accendersi sull'incidenza di un vizio in grado di resistere ai numerosi (e infruttuosi) deterrenti messi in campo dai vari ministri della sanità che si sono succeduti e sulla continua attrattiva che la sigaretta continua a rappresentare agli occhi dei giovanissimi, attirati dal fumo con la stessa forza di inerzia con cui una calamita attrae a sé, chiodi, chiavi e cacciaviti.
Recenti stime hanno infatti evidenziato infatti, non solo una mancata decrescita del numero totale di fumatori durante l'ultimo decennio (fermi a quota 11 milioni), ma anche la sostanziale tenuta di un pubblico composto da giovanissimi di fronte a divieti e difficoltà di accesso all'acquisto delle sigarette.
Si stima infatti che circa un quinto dei fumatori nostrani sia composto da giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, con ovvie conseguenze e netta incidenza sui circa 85 mila decessi attribuibili al fumo ogni anno, solo nel nostro Paese, dei quali, quasi il 10% imputabile al fumo passivo.
Se la nostra Penisola può tuttavia “consolarsi” con dati che mostrano come l'Italia si collochi tra gli ultimi paesi dell'Unione Europea per numero di fumatori e sigarette vendute, la preoccupante resistenza messa in atto dalla fascia d'età più giovane rappresenta comunque un tragico campanello d'allarme per una nazione che vede un futuro sanitario sempre più nero, anche a causa di quelle antiche dicerie che prevedono la presenza di una stupida sigaretta come metro del nostro sentirci uomini di fronte al mondo e a noi stessi.





