Epilessia: Impiantato uno stimolatore che blocca le crisi sul nascere
Legittimamente bandito dal mondo della medicina a seguito degli abomini prodotti in base ad un uso coatto e irresponsabile dell'elettro-shock, l'approccio di tipo chirurgico ai disturbi neurologici è tuttavia rientrato recentemente dalla porta secondaria delle medicina mondiale grazie ad un numero di pazienti desiderosi di abbandonare per sempre terapie farmacologiche interminabili e invalidanti, preferendo correre il rischio legato a bisturi e scariche elettriche.
Se il trattamento di disturbi depressivi mediante stimolazione elettrica diretta non è più una novità, i medici facenti capo all'Ospedale Molinette delle Città della Salute di Torino sono riusciti, per la prima volta al mondo, a trasferire un approccio simile al versante legato all'epilessia, patologia ritenuta per decenni incurabile e relegata all'ambito della farmacoterapia perenne.

Facendo ricorso ad un particolare elettrostimolatore, denominato Aspire, i chirurghi torinesi sono infatti riusciti a produrre una sorta di sedazione artificiale di quell'area del cervello, compresa in prossimità del nervo vago, dalla quale si originano le ben note e invalidanti convulsioni repentine che prendono il nome di crisi epilettiche.
In sostanza, l'equipe medica che ha trattato il caso di una bambina di soli 4 anni affetta da epilessia, ha avuto la brillante intuizione di impiantare alla piccola paziente una sorta di pacemaker cerebrale in grado di regolarizzare l'attività neuronale del cervello e di impedire il sopraggiungere delle temutissime crisi non appena vengono rilevati flussi cardiaci anomali, collocati oltre la normale attività prodotta dal cuore in fase di quiete.
Partendo dalla considerazione, cioè, che ogni crisi epilettica è preceduta da sussulti nella frequenza che regola il battito del cuore, Aspire mira ad intervenire sulla zona del nervo vago, dalla quale si originano le convulsioni, in corrispondenza con il battito cardiaco accelerato, andando così a cogliere d'anticipo la crisi e ad impedire il continuo ricorso a farmaci ideati per sedare il fenomeno.
L'impianto del particolare dispositivo testimonia ancora una volta l'ingegno dei chirurghi italiani e si pone come strada maestra nella cura di un disturbo socialmente e fisicamente invalidante, di fronte al quale il ritorno di quel versante chirurgico un tempo abbandonato appare come molto funzionale e molto poco abominevole, grazie a quella porta di servizio lasciata aperta dalla medicina mondiale.





