Vi ricordate a che ora avete bevuto l'ultima tazzina di caffè?
Se state leggendo questo articolo e siete Italiani, la risposta al quesito apparirà quantomeno banale, dal momento che le nostre usanze ci rendono impossibile il mattutino ritorno alla realtà senza l'ausilio della nera bevanda in grado di stimolare i nostri neuroni in maniera più efficace di qualunque sveglia.
Per quanto tentiamo di convincerci di poterne fare a meno, la sola idea di uscire di casa senza avere assaporato l'aroma della moka ci appare proibitiva e le lunghe sessioni di studio o di lavoro alle quali siamo spesso costretti diventerebbero massacranti senza una tazza di caffè al nostro fianco pronta a tenerci compagnia mentre compagni di corso e colleghi ci hanno abbandonato al nostro destino.
Se da un lato il caffè è un alimento dal quale ci è difficile prescindere, è utile osservare come come la caffeina sia riuscita a dividere negli anni la comunità scientifica mondiale in due opposte fazioni pronte a dipingere il caffè come un elisir di lunga vita o una sorta di veleno, reo di intossicare quotidianamente il nostro organismo.

Secondo i suoi detrattori, il caffè sarebbe alla stregua di “cocaina legale” che influirebbe negativamente sul fegato, sul sistema nervoso e sul cuore senza apportare vantaggi reali all'organismo, costretto dal noto eccitante a dare fondo alle sue energie residue senza poterne sfruttare di nuove, come avviene invece mediante l'assunzione di zuccheri e carboidrati.
I difensori della caffeina sostengono invece che i benefici derivanti dall'assunzione superino di gran lunga le controindicazioni e che il caffè migliori la capacità di concentrazione e il rendimento complessivo dell'organismo senza apportare nessun pericolo reale alla nostra salute.
In soccorso della scuola di pensiero che vede il caffè come una bevanda nutriente e salutare sono recentemente giunti dagli Stati Uniti (nazione che ha fatto delle enormi tazze fumanti modello “Starbucks” un aggregatore sociale più potente del football e della Casa Bianca) i dati relativi ad uno studio effettuato dall'equipe medica guidato dal dottor Daniel Borota della John Hopkins University di Baltimora.
Lo studio in questione, pubblicato sull'autorevole rivista “Nature Neuroscience”, dimostrerebbe come l'assunzione di caffeina abbia effetti positivi sulla nostra memoria a lungo termine, quella parte del cervello che ci consente di immagazzinare informazioni destinate a consolidarsi nella nostra mente trasformandosi in nozioni definitivamente acquisite.
Lo studio è stato effettuato su 160 volontari ai quali è stato chiesto di etichettare alcune immagini che venivano sottoposte alla loro attenzione; in seguito ad alcuni partecipanti sono stati somministrati 200 mg di caffeina mentre altri sono stati trattati con un placebo, mediante un metodo "random" che non consentisse l'individuazione della sostanza ingerita da parte del paziente
Il giorno seguente l'equipe medica ha mostrato agli stessi volontari le stesse immagini, chiedendo ad ognuno di riconoscerle in base al ricordo che aveva di esse e di stabilire se si trattasse di immagini già viste, sconosciute o semplicemente simili a quelle del giorno precedente.
Ciò che è emerso durante il test è che i partecipanti ai quali era stata somministrata la caffeina avevano una maggior capacità di riconoscere le immagini e presentavano evidenti segni di un'aumentata capacità mnemonica rispetto ai partecipanti che avevano ingerito il placebo.
Lo studio (che è stato in seguito ripetuto con differenti dosaggi di caffeina e con differenti tempistiche senza produrre lo stesso esito) ha dunque evidenziato come una particolare concentrazione di caffeina che non sia né troppo blanda né troppo elevata possa stimolare positivamente il funzionamento della nostra memoria ed essere un valido alleato per tutti coloro che si trovano nella condizione di dover apprendere nozioni ed insegnamenti da sfruttare nelle 24 ore seguenti.
Se dunque non avete saputo rispondere alla domanda iniziale e avete scordato l'ora del vostro ultimo caffè, fate una pausa e bevete una tazzina di espresso: anche se dovesse rivelarsi inefficace nell'aumentare il vostro rendimento odierno sul lavoro, potrà giovarvi, se non altro, a ricordarvi quando l'avete bevuta.










