Nel leggendario (e piuttosto cinematografico) Far West, il modo più rapido per risolvere una controversia era rappresentato dal celebre duello all'ultimo sangue, durante il quale i due contendenti dovevano percorrere dieci passi, partendo da una posizione nella quale si trovavano schiena contro schiena, prima di poter estrarre la pistola dal cinturone e porre fine alla questione in un modo non proprio ortodosso.
Da quando sono stati inventati i giudici di pace, gli spettacolari duelli volti a risolvere tutte le questioni più o meno futili che ci coinvolgono con cadenza quotidiana sono stati sostituiti da battaglie a colpi di avvocatese e i passi che compiamo ogni giorno hanno smesso di condurci verso la tomba, allontanandoci, anzi, da quella nefasta eventualità che si concretizzava, per almeno un contendente su due, nell'Ottocento americano.

Camminare, infatti, oltre a rappresentare un mezzo di locomozione piuttosto nobile e intelligente, allontana il rischio di mortalità legato allo sviluppo di alcune forme tumorali, consentendo ai soggetti affetti di incrementare la propria aspettativa di vita e le speranze legate ad una completa guarigione.
La scoperta giunge da uno studio svolto su alcuni pazienti oncologici dagli specialisti del Mcmillan Cancer Support, società fondata nel 1911 per la prevenzione e il sollievo del cancro, dal quale è emerso che camminare a ritmo moderato (ad una velocità di circa 5 km/h, per intenderci), lungo una distanza quotidiana pari ad un chilometro e mezzo, migliora le condizioni di vita dei pazienti e allontana il rischio di morte prematura, con significative differenze legate alla tipologia di cancro contratta.
I maggiori benefici sono stati registrati dai pazienti colpiti da carcinoma mammario, per i quali la camminata giornaliera ha fatto registrare un abbassamento della soglia di mortalità pari al 40%, mentre i soggetti colpiti da tumore prostatico hanno potuto beneficiare di una diminuzione della mortalità media corrispondente al 30%; entrambe stime decisamente miracolose, in quanto frutto di un impegno fisico decisamente non estremo e perfettamente realizzabili anche in condizioni di degenza.
L'inedita relazione tra camminate e abbassamento del rischio di morte prematura è legato al fatto, spiega il funzionario governativo americano incaricato (Chief Medical Officier) che una deambulazione costante e non troppo lenta, aiuta ad alleviare alcuni effetti collaterali delle patologie in questione (gonfiore alla braccia, depressione, affaticamento) che trovano la loro origine nella sedentarietà e che possono incidere in modo significativo sull'aspettativa di vita del paziente, andando a gravare sullo stato di salute complessivo del soggetto e diminuendo la sua resistenza all'aggressione causata dalla forma tumorale.
Premesso che camminare è un'attività salutare e adatta ad ogni tipologia di individuo, le stime diffuse dall'ente americano mettono in luce un duplice aspetto, fino ad ora ampiamente ipotizzato ma mai censito “ufficialmente”: esiste un legame tra attività fisica e condizioni di salute dell'organismo e tra la capacità di reagire ad una malattia e la speranza di sconfiggerla.
Un'attività (come camminare, appunto) in grado di aumentare il tono di salute dell'organismo è dunque utile nel processo di guarigione legato ad alcune tra le più comuni forme tumorali e non rappresenta solo un palliativo atto a migliorare umore e condizioni di vita del soggetto, ma una vera e propria forma di cura contro la patologia.
Invitiamo dunque tutti (ma proprio tutti) a camminare il più possibile e a godere dei numerosi benefici che riguardano tanto i soggetti sani quanto quelli affetti da gravi malattie: se qualcuno dovesse calunniarvi e offendere il vostro onore in modo irreparabile, dal giudice di pace, magari, andateci a piedi.










