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Nuove immagini di Plutone trasmesse dalla sonda New Horizons

La recentissima scoperta del pianeta gemello della Terra, Kepler 452b, lascerebbe presagire l'idea che i moderni sistemi di osservazione telescopici consentano ormai di esplorare l'Universo e le galassie "a distanza" e di fornire un quadro dettagliato di quanto avviene a migliaia di anni luce da noi, senza il bisogno di spostarci da casa.

Per quanto possano essere precisi i moderni telescopi, nulla potrà mai tuttavia sostituire un'osservazione ravvicinata e la sequenza di scoperte realizzate grazie alla sonda New Horizons stanno in parte mettendo in crisi la nostra visione classica del Sistema Solare e l'idea che avevamo dell'ex pianeta Plutone mentre lo si osservava dal calduccio dei nostri osservatori astronomici.

plutonenasanuoveimmagini

Le nuove immagini trasmesse da New Horizons ed elaborate dalla Nasa stanno infatti fornendo un ritratto in gran parte imprevisto di Plutone e rivelando dettagli sulla composizione della sua atmosfera inediti, mostrando così ancora una volta le infinite potenzialità presenti in un'esplorazione spaziale condotta tramite le avveniristiche sonde munite di comparti fotografici all'avanguardia.

Il primo dato a suscitare un certo stupore presso tutti gli addetti ai lavori è rappresentato dalla presenza di una nebbia incredibilmente fitta e costante che avvolge il cuore del pianeta nano e che risulta generata a partire dall'azione esercitata dai raggi del sole sulle molecole di metano che abbondano su Plutone.

La nebbia presente sul pianeta nano raggiungerebbe infatti l'altezza di 130 km dalla superficie, mettendo così in crisi un intero sistema di previsioni effettuate ala viglia e portando i tecnici della Nasa a rifare i calcoli relativi alla quantità di metano effetivamente presente su Plutone.

Anche la presenza di ghiaccio è apparsa nettamente superiore alle attese, con autentici cumuli in grado di far impallidire l'Himalaya e di rivelare una struttura del suolo molto meno omogenea di quanto si credeva, lasciandoci tutti affascinati a rimirare montagne glaciali dall'inedito e imprevisto splendore.

In attesa che la sonda New Horizons termini la sua osservazione su Plutone e prosegua in direzione dei confini ultimi del Sistema Solare, non resta dunque che goderci le immagini divulgate dalla Nasa e osservare come, anche nel cuore dello spazio, le cose assumano tutt'altra prospettiva se le si osserva piuttosto da vicino.

 

Excel Hotel Milano 3

Palazzo dei Cigni - Piazza Marco Polo - 20080 - Basiglio (MI)
Tel. +39 02907461 - Fax +39 0290754036
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Excel Milano 3 e' un complesso residenziale e alberghiero immerso nel verde di un lussuoso quartiere residenziale in zona Milano Sud: affacciato direttamente sul lago, il resort coniuga la perfetta efficienza delle strutture piu' moderne al fascino di un ambiente assolutamente unico. Sito in posizione strategica rispetto alla citta' di Milano, in prossimita' di importanti attrattori.

Progetto EcoBricks: costruite 61 scuole ricavate da materiali di scarto

In un'accezione strettamente metaforica, non esiste un luogo al mondo più solido ed immutabile della nostra scuola: a partire dalla Riforma Gentile, ogni ministro dell'Istruzione che ha tentato di rivedere le fondamenta del sistema scolastico vigente si è trovato vittima di proteste, occupazioni, scioperi e autogestioni che hanno costretto ad un parziale retromarcia le velleità riformatrici e che hanno lasciato, in gran parte, immutato lo status quo.

Dal momento che rivedere i pilastri sui quali si fonda il sistema scolastico pare un'impresa complicata, se non addirittura impossibile qualunque latitudine, l'organizzazione ambientalista Hug It Forward ha avuto la brillante intuizione di rivedere l'architettura scolastica in un'accezione molto più fisica ed ecosostenibile, realizzando 61 edifici completamente ricavati da mattoni riciclati.

scuoleplasticariciclo

In virtù del progetto denominato EcoBrick, è stato infatti possibile costruire oltre 60 scuole, ubicate nelle aree più povere del mondo e realizzate grazie a materiali provenienti dal riciclo, andando così ad abbattere i costi di realizzazione degli edifici e a garantire, al contempo, un nuovo impiego a materiali altrimenti destinati al totale abbandono.

Grazie all'intuizione di Susan Heisse, responsabile di Hug it Forward, è stato infatti possibile ideare un sistema di riconversione dei materiali plastici non biodegradabili su scala mondiale, andando a reimpiegare materiali dal difficile smaltimento per edificare scuole disseminate alle più disparate latitudini del globo, dalle Filippine al Guatemala e a rendere così possibile un'ampia scolarizzazione in quei luoghi dove proprio la penuria di edifici rappresenta uno degli ostacoli da superare.

Nato da soli 69 mesi, il progetto EcoBricks ha dunque già prodotto risultati tangibili ed ispirato la nascita di un numero crescente di edifici scolastici,  mettendo così in atto una piccola rivoluzione di settore che potrebbe presto fare proseliti in altre aree del mondo e che, sicuramente, non susciterà quell'ondata di proteste, scioperi, occupazioni ed autogestioni che generalmente si accompagnano ad ogni tentativo di riforma della scuola, a prescindere dal colore politico del ministro in questione e dalle sue reali intenzioni.

 

 

Cinese di Maputo
Dall'Italia in arrivo nuovi satelliti ecosostenibili

Da qualche tempo a questa parte abbiamo finalmente cominciato a domandarci che fine facciano le migliaia di tonnellate di rifiuti industriali che vengono quotidianamente prodotte e come risulti possibile abbattere l'impatto dei nostri consumi sull'ecosistema mediante l'adozione di materiali “green” e facilmente biodegradabili, una volta gettati impunemente all'interno dell'ambiente naturale circostante.

Chiarito il punto relativo allo stato di salute della Terra, resta ora da estendere lo stesso ragionamento all'ambito dello spazio, nel quale fluttuano da decenni numerosi satelliti artificiali tutt'altro che facilmente degradabili e assorbibili, una volta lanciati in orbita.

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Sebbene il problema venga percepito con un'urgenza decisamente minore e comporti ricadute sulla nostra qualità di vita decisamente inferiore rispetto al suo omologo terrestre, è stato recentemente sottoscritto un protocollo tra i maggiori enti produttori di apparecchiature aerospaziali, attraverso il quale il nostro Paese si impegna a dar vita ad una ricerca orientata sulla completa biosostenibilità dei satelliti.

L'accordo sui satelliti “green” è stato raggiunto nel corso dell'annuale convengo, in corso di svolgimento a Capua, presso il Centro di ricerche aerospaziali (Cira), alla presenza dei responsabili dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), tutti ben lieti di sottoscrivere il protocollo anti-inquinamento spaziale che produrrà i suoi primi risultati con effetto quasi immediato.

All'atto pratico, l'intesa raggiunta comporterà la costruzione di satelliti dotati di minori dimensioni rispetto agli attuali e l'impiego di materiali in grado di favorire la naturale dissoluzione dei dispositivi una volta terminata la loro funzione esplorativa e trovatisi ad essere dei semplici rottami destinati a vagare per lo spazio senza una meta precisa.

Inoltre, i nuovi mini-satelliti italiani verranno alimentati mediante il ricorso esclusivo all'energia solare, comportando dunque un netto risparmio in termini di combustibili bruciati e immessi nella stratosfera, per la gioia di quell'ecosistema che inizia sotto i nostri piedi e termina ben oltre il nostro angusto orizzonte percettivo.

 

Cinese di Maputo

Solcer House: la casa che produce più energia di quella che consuma

Quando ci si appresta a comprare casa per la prima volta, ci si accorge di come la rata del muto non sia che una gocciolina in un oceano di spese che comprende voci impreviste, riguardanti notai e transazioni e altre, pienamente preventivabili, relative ai costi di gestione della nostra dimora, la quale purtroppo non si alimenta e non si riscalda meditante processo di fotosintesi.

Nel Regno Unito si sono recentemente domandati si risultasse effettivamente possibile abbattere i consumi domestici, andando ad ideare una particolare abitazione in grado di produrre più energia elettrica di quanta ne consumi e dando vita al progetto Solcer House, prima casa talmente autosufficiente da riuscire a produrre un quantitativo complessivo di energia superiore a quello richiesto per tenere in vita le sue basilari funzioni.

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Sorta nei pressi di Bridgned, in Galles, la prima Solcer House effettivamente realizzata sfrutta ad arte il binomio, denominato low carbon energy, rappresentato dalla presenza di accurati pannelli fotovoltaici e da un ottimo isolamento termico per riuscire ad immagazzinare, a partire dai raggi del sole, il quantitativo di energia sufficiente ad alimentare tutti i dispositivi domestici, evitando dispersioni termiche ed energetiche grazie, appunto, ad un livello di isolamento elevatissimo.

Frutto di una lunga ricerca condotta dall'Università di Cardiff, in collaborazione con gli studiosi dell'università dello Swansea, la Solcer House ha un costo di produzione pari a 120 mila sterline (circa 180 mila euro), misura più che abbordabile se si considerano i vantaggi di vivere in un'abitazione totalmente “green” e non vincolata al fluttuante mercato del petrolio o alle vicende geopolitiche portano costantemente i prezzi del gas a subire ingenti variazioni sulla base dei rapporti di forza tra nazioni produttrici e acquirenti.

La speranza è logicamente quella che la particolare abitazione gallese non resti un esempio isolato dell'ingegno umano, ma rappresenti la base sulla quale edificare una fruttuosa ricerca incentrata sulla riduzione di quelle odiose voci in uscita che risulterebbero tranquillamente eliminabili e che, purtroppo, non comprendono al momento i costi relativi a notai e burocrazia.

 

Cinese di Maputo
Kepler 452b: scoperto gemello della Terra a 1400 anni luce da noi

Una volta scoperto con somma meraviglia e con estreme peripezie che la Terra non rappresenta il centro dell'Universo e che esistono infiniti sistemi solari simili al nostro, l'umanità ha cominciato ad interrogarsi sull'esistenza di forma di vita simili alla nostra, disseminate qua e là per quell'infinito oceano di galassie che aveva cominciato a pararsi davanti al nostro attonito sguardo.

Probabilmente, la domanda è destinata a non trovare risposta, dal momento che definizione di “vita” è strutturata secondo canoni e parametri palesemente antropocentrici, ma è molto probabile che la scoperta di pianeti “gemelli” della Terra dimostri inequivocabilmente come il nostro habitat non sia l'unico a godere di condizione privilegiate nell'Universo.

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Dopo la scoperta, realizzata mediante il ricorso al sofisticatissimo telescopio Kepler, di una pluralità di pianeti e pianetini dotati di condizioni atmosferiche paragonabili a quelle presenti nel nostro Sistema Solare, la Nasa ha annunciato ieri sera di essersi imbattuta in un corpo talmente simile al pianeta Terra da poter esserne quasi considerato la copia spiccicata.

Ribattezzato senza troppa fantasia “Kepler 452b” (tutti i pianeti recentemente scoperti grazie al telescopio Kepler prendono tale denominazione, seguita da cifre differenti), si trova a circa 1400 anni luce dal nostro pianeta, orbita introno ad una stella del tutto simile al Sole e possiede dimensioni simili a quelle del globo terrestre, con un diametro e una circonferenza che superano di “sole” una volta e mezza quelle riferite al nostro habitat naturale.

Date le circostanze, Kepler 452b parrebbe il luogo ideale in cui trovare risposta all'annoso quesito riguardante l'esistenza di una vita oltre il Sistema Solare, se non fosse che la distanza impervia ci impedisce quasi per assioma di poter vagliare le effettive condizioni abitative del pianeta e che l'età avanzata del pianeta scoperto dalla Nasa suggerisce che la sua fine si avvicini molto più rapidamente di quanto non inceda il nostro progresso scientifico.

Kepler 452b si trova infatti ad orbitare introno ad un “sole” molto più vecchio de nostro, di circa 1,5 miliardi di anni, il che lascerebbe presagire che la luminosità e il calore della stella di riferimento abbiano già raggiunto condizioni di elevate temperature, in grado di impedire l'esistenza di un'ipotetica vita e che, per tanto, ogni plausibile forma di entità aliena che colonizzava il pianeta avrebbe potuto estinguersi molto prima della comparsa della specie umana sulla Terra.

Logicamente, tutti questi quesiti riguardano la mera sfera del possibile, dal momento che un'esplorazione visiva più approfondita dei numerosi esopianeti scoperti da Kepler appare proibitiva, se non impossibile e che, il nostro punto di osservazione non si trova ad essere tanto privilegiato come si riteneva un tempo, non trovandosi il nostro pianeta ad essere il proverbiale cento dell'Universo, come scoperto secoli addietro con sommo stupore e innumerevoli peripezie.

 

Atlantic Hotel Terme

Via Monteortone, 66 | 35031 Abano
Tel +39.049.8669015 | Fax +39.049.8669188
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Situato nella prestigiosa località di Abano Terme, considerata la stazione termale più importante d’Europa e tra le prime al mondo per le proprietà uniche della sua acqua salsobromoiodica, l’ Atlantic Terme Natural Spa & Hotel, grazie al suo centro benessere all’avanguardia e al suo reparto dedicato alla cura fangoterapica, è in grado di soddisfare le esigenze sia di coloro che desiderano concedersi una vacanza all’insegna del benessere più totale, sia di coloro che invece necessitano di programmi mirati a risolvere specifiche patologie.

Realizzati in laboratorio “nanospazzini” che ripuliscono acque e suolo

Una volta irrorati mari e fiumi con sostanze inquinanti e agenti tossici, il principale problema consiste nel fatto che lavare l'acqua risulta, quasi per assioma, un'operazione piuttosto complessa e infruttuosa e che i normali solventi chimici impiegati per sciogliere i residui presenti nelle risorse idriche comportano spesso un livello di inquinamento paragonabile a quello prodotto a partire dal problema che si intendeva eliminare.

Un'alternativa “bio” a solventi industriali e diffusa rassegnazione potrebbe tuttavia giungere dall'ideazione di particolari “nanospazzini”, minuscole molecole messe a punto dai ricercatori del Mit di Boston che paiono effettivamente in grado di sciogliere veleni e composti inquinanti senza arrecare ulteriori danni all'ecosistema.

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Concepiti per risanare acque e terreni contaminati, i noanospazzini realizzati dal Massachussets Institue of Technology possiedono infatti la capacità di riconoscere e fagocitare le molecole tossiche, grazie all'azione prodotta a partire dai raggi ultravioletti del sole che permettono alle sostanze di portare a termine un raffinato processo chimico.

In sostanza, dopo aver individuato una classe di molecole in grado di legare i propri atomi con quelli presenti in svariati fattori inquinanti, i ricercatori americani hanno potuto constatare come l'esposizione ai raggi Uv spingesse i nanospazzini a “spogliarsi” del loro rivestimento esterno (ormai fuso con quello degli agenti tossici) e facilitasse la naturale eliminazione del composto, lasciando così le acque o le porzioni di suolo che si intendeva ripulire completamente privi di contaminazione.

In particolare, una lunga serie di test ha evidenziato un elevato livello di efficacia nella rimozione di sostanze di tipo ormonale e di quel funesto bisfenolo-a che si origina da processi termici e che comporta innumerevoli rischi per la salute umana in caso di contatto con l'epidermide, come accade, ad esempio, quando ci troviamo a maneggiare scontrini per tempi prolungati o a bere in un bicchiere di plastica riscaldata, prodotta senza i dovuti accorgimenti.

In caso la scoperta del Mit trovi presto un ampio spettro di reali applicazioni pratiche, potremmo presto assistere all'avvento di tecniche di decontaminazioni meno nocive e magari riuscire un giorno a lavare l'acqua senza cadere in un controsenso assiomatico.

 

Grand Hotel Terme

Viale Stazione, 21 Montegrotto Terme (PD) Italy
Tel-Fax: +39 0498911444
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Il Grand Hotel Terme si trova nel cuore dei Colli Euganei, a poca distanza da citta' d'arte come Venezia, Padova, Verona e Vicenza, nella verde cittadina di Montegrotto Terme che, insieme ad Abano Terme, da' vita alla stazione termale piu' grande e rinomata d'Europa: le Terme Euganee. La nostra specialita' e' prenderci cura di voi facendovi sentire la familiarita' di casa e coccolandovi con gli agi propri di un 5 stelle.

Soyuz, tre nuovi astronauti giunti sulla Stazione Spaziale

Chiunque si trovi costretto a frequentare una stazione ferroviaria o un aeroporto con una certa assiduità si sarà ampiamente reso conto di quanto le tabelle relative a partenze ed arrivi si trovino continuamente a subire drastiche variazioni, in virtù di ritardi e di inconvenienti tecnici che sopraggiungono continuamente a sconvolgere i piani dei viaggiatori.

Persino quando ad occuparsi di arrivi e partenze è la massima agenzia aerospaziale mondiale, la musica non cambia di molto, dal momento che l'avvicendamento previsto all'interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si sta compiendo solo in questi giorni, a seguito di una serie di ben note problematiche tecniche che hanno impedito alla nostra Samantha Cristoforetti di fare ritorno sulla Terra in concomitanza con la data fissata al momento del lancio.

treastronautiiss

Durante la giornata di ieri, un nuovo razzo Soyuz è infatti partito dal cosmodromo di Baikonur, in Kazhakistan, alla volta della Iss, portando co sé i tre astronauti che andranno a rimpiazzare AstroSamantha e i suoi colleghi nel corso della missione compiuta a bordo della Stazione Spaziale orbitante.

Fortunatamente, dopo una serie di imprevisti iniziata il 28 aprile scorso, la manovra è perfettamente riuscita e i tre astronauti presenti nella capsula Soyuz, il russo Oleg Kononenko, l'americano Kjell Lindgren e il giapponese Kimiya Yui, sono riusciti ad agganciarsi alla Stazione Spaziale mentre si trovava a circa 400 chilometri di altezza da terra e proseguiva nel suo tragitto di “caduta controllata” alla ragguardevole velocità media pari a 28 mila chilometri orari.

I tre astronauti hanno trovato la Iss logicamente deserta, dal momento che i precedenti inquilini avevano lasciato la stazione l'11 giungo scorso e che nuove problematiche tecniche in fase di lancio avevano impedito che l'avvicendamento venisse compiuto secondo modalità e tempistiche preventivate.

La Stazione Spaziale torna così da oggi a pieno regime e la missione che ha coinvolto la nostra Cristoforetti potrà riprendere il suo corso senza ulteriori perdite di tempo e di risorse, con la speranza che il prossimo avvicendamento previsto, tra pochi mesi, venga compiuto secondo modalità che si addicano maggiormente al blasone della Nasa che non a quello, decisamente scadente, di una comune stazione ferroviaria o di un aeroporto nostrano.

 

Hotel President

Via Montirone, 31 - 35031 Abano Terme (PD) Italy
Tel +39.049.8668288 - Fax +39.049.667909
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Hotel President di Abano Terme, un'oasi a cinque stelle per quanti desiderano benessere, comfort e salute ad Abano. L'Hotel President, progettato, costruito, e' gestito dalla famiglia Sabbion dal 1968, sorge nel cuore di Abano Terme, circondato dal verde del Parco Montirone, luogo simbolo della lunga Storia del Centro Termale Aponense.

Luca Parmitano in missione negli abissi per conto della Nasa

Un tempo descritti alla stregua di un popolo di navigatori, poeti e poco altro, gli italiani stanno riscoprendo, ultimamente, la passione per quell'esplorazione che ha contraddistinto la scoperta di nuove terre e nuovi continenti, solo che l'orizzonte pare essersi allungato a dismisura di pari passo con il progresso scientifico.

Oltre all'arcinota Samantha Crisotoforetti, la nascente tradizione aerospaziale italiana può infatti vantare la presenza di eccellenze invidiate in tutto il mondo, come quel Luca Parmitano che dopo aver fatto parlare di sé per una permanenza sulla Stazione Spaziale internazionale (Iss) durata oltre sei mesi, si appresta ora a sondare le profondità degli abissi marini nell'ambito del progetto NEEMO 20 (NASA Extreme Environment Mission Operations), iniziativa voluta dall'agenzia spaziale americana per testare la resistenza degli astronauti in condizioni simili a quelle presenti nello spazio siderale.

parmitanonasamarenemo

La missione NEEMO 20 consta infatti di un particolare esperimento, iniziato il 20 luglio scorso e destinato a concludersi tra due settimane, nel corso del quale un gruppo di astronauti selezionati si trova immerso all'interno di un laboratorio sottomarino collocato a 19 metri di profondità, in prossimità della costa di Key Largo, in Florida, con l'intento di vagliare la resistenza psico-fisica dei partecipanti attraverso la simulazione di particolari condizioni atmosferiche, previste dalle esplorazioni spaziali del futuro.

L'idea di fondo è dunque quella di valutare l'efficacia del binomio costituito da uomo e macchina in caso si dovesse riuscire un giorno non tropo lontano ad organizzare missioni spaziali alla volta di Marte o di alcuni asteroidi collocati ben oltre le distanze alle quale vengono proiettate le consuete Stazione Spaziali.

All'interno del particolare laboratorio subacqueo sono state infatti ricreate ad arte condizioni gravitazionali simili a quelle che dovrebbero regolare la presenza dell'interazione sul pianeta Marte con l'intento di scoprire così fino a che punto una missione umana alla volta del Pianeta Rosso risulti effettivamente possibile, a prescindere dalla presenza di sonde prive di pilota.

A capo del team internazionale che comprende astronauti della Nasa (Serena Aunon e David Coan) e una sparuta rappresentanza giapponese, consistente nella presenza di Norishige Kanai. vi dunque il maggiore Luca Parmitano, ultimo interprete di una lunga tradizione di esploratori nostrani, oramai divenuta tanto secolare da risultare quasi poetica.

 

Hotel President

Via Montirone, 31 - 35031 Abano Terme (PD) Italy
Tel +39.049.8668288 - Fax +39.049.667909
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Hotel President di Abano Terme, un'oasi a cinque stelle per quanti desiderano benessere, comfort e salute ad Abano. L'Hotel President, progettato, costruito, e' gestito dalla famiglia Sabbion dal 1968, sorge nel cuore di Abano Terme, circondato dal verde del Parco Montirone, luogo simbolo della lunga Storia del Centro Termale Aponense.

Realizzata la prima chiesa fatta di alberi e rampicanti

In una sua recentissima e arcinota enciclica, Papa Francesco ha sottolineato la necessità di un ritorno alle radici della vita sulla Terra, in grado di salvaguardare l'ambiente dai numerosi pericoli prodotti a partire dal fenomeno definito come “turbocapitalismo” e dalla costante distruzione dell'ecosistema messa in atto da logiche produttive sempre più spietate.

In Nuova Zelanda, paese dove l'attenzione al versante “green” dell'esistenza non è mai venuta meno, hanno deciso di prendere alla lettera le parole del Pontefice e di dar vita ad una chiesa interamente ricavata mediante il ricorso ad arbusti e rampicanti, lasciati liberi di crescere sopra una struttura in metallo progettata per indirizzare rami e foglie verso la meta auspicata.

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Frutto di un lavoro durato oltre quattro anni, la chiesa più verde del mondo è stata voluta e realizzata dall'imprenditore locale Barry Cox che ha creduto con forza nel particolare progetto, investendo tempo e risorse per vedere realizzata la sua “Tree Church”, attualmente priva di omologhi o termini di paragone in tutto il mondo.

Sorta nei pressi della località di Ohaupo, piccolo comune dell'entroterra neozelandese, la chiesa-foresta è presto diventata meta di pellegrinaggio per fedeli e curiosi provenienti dalle più disparate parti del mondo, conferendo così lustro al paesello e trasformando una zona della Nuova Zelanda pressoché ignota ai grandi flussi turistici in un punto di attrazione piuttosto particolare.

Riscontri sul turismo locale a parte, la Tree Church rappresenta un mirabile esempio di come l'architettura possa sorgere in parallelo agli elementi naturali e reinventare quanto ci viene gentilmente offerto dalla natura a proprio uso e consumo, andando a ridurre l'impatto dei materiali impiegati.

Realizzata grazie al ricorso a cinque tipologie di alberi differenti, la chiesa neozelandese si presta dunque ai più disparati utilizzi civili e religiosi, compreso quell'auspicato ritorno alle radici della vita sulla Terra pienamente simboleggiato da un fluire continuo di radici squisitamente fisiche e squisitamente vive.

 

Cinese di Maputo
Olanda, in arrivo autostrade di plastica riciclata

Per quanto antropologi e molto sedicenti filosofi tendano a definire il mondo in cui viviamo con appellativi, come “società liquida”, volti denotare la dimensione usa e getta dei nostro approccio ai consumi, la realtà dei fatti parla di una crescente attenzione planetaria al versante del riciclo, tale da rendere quasi eterni i materiali impiegati nei processi produttivi e tutt'altro che destinati all'abbandono.

In Olanda, sono addirittura riusciti a spostare la consueta asticella che prevede la riconversione dei contenitori plastici in altrettante bottiglie e bicchieri, riuscendo ad ideare una particolare autostrada, la cui pavimentazione è stata realizzata proprio mediante il ricorso ad elementi plastici frutto di scarto domestici e opportunamente riconvertiti per rendere superfluo il ricorso all'asfalto.

plasticroadolanda

L'autostrada più “green” del modo sorgerà infatti nei pressi di Rotterdam e verrà realizzata tramite il ricorso ad particolari listelli, che andranno a comporre il manto stradale venendo collocati uno in prossimità dell'altro, interamente ricavati da plastica riciclata e opportunamente lavorata per resistere alla pressione prodotta dal peso delle autovetture e agli agenti atmosferici alla quale si trova esposta per 365 giorni l'anno.

Ideato e realizzato dalla società privata VolkerWessel, il progetto “Plastic Road” mira ad abbattere i fattori inquinanti prodotti a partire dalla lavorazione dell'asfalto e a rendere più sicure le autostrade, dal momento che il particolare materiale ottenuto dalla plastica riciclata pare godere di un coefficiente di deformazione inferiore rispetto ai materiali tradizionali, risultando così meno soggetto a cedimenti e buche di varia natura.

Affinché il progetto si traduca in realtà occorre ora il consenso del comune di Rotterdam, impegnato a discutere la questione proprio in questi giorni, ottenuto il quale il mondo del riciclo industriale avrà vinto una nuova e pioneristica battaglia, con buona pace dei teorici della società liquida e di un mondo perennemente destinato a gettare ciò che ha consumato.

 

Hotel Ascona

Via Signor in Croce 1 - CH - 6612 Ascona - Svizzera
Tel: +41 (0) 91 785 15 15 - Fax: +41 (0) 91 785 15 30
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Sul leggendario Monte Verita', l'Hotel Ascona ha una vista meravigliosa sul Lago Maggiore e sulle montagne. Grazie alla sua posizione privilegiata in collina e' una meta esclusiva. La piazza di Ascona, sul lungolago, luogo raffinato e di grande fascino, e' a pochi passi dall'albergo. Con una bella passeggiata, la mondanita' e' raggiungibile in 7 minuti.

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