Cannabis di Stato: pronta la prima coltura per uso terapeutico
Per quanto l'idea di coltivare marijuana a scopi terapeutici non facesse esattamente impazzire di gioia i governanti nostrani, sempre abili a tenere in bilico le esigenze legate al progresso e quelle connesse con la conservazione dello status quo, ancor meno piaceva l'idea di proseguire la doverosa sperimentazione di settore continuando ad importare quantitativi di cannabis dall'estero, provenienti da nazioni (come l'Olanda) che non regalavano affatto la materia prima ai nostri medici e ai nostri ministeri.
Accadde così, per chi non lo sapesse, che il Governo abbia deciso di dare via libera ad una coltivazione statale presidiata da corpi militari e relegata nella struttura-bunker dell'istituto chimico farmaceutico di Firenze, cuore pulsante del rinnovato interesse italiano per la sperimentazione medica.

A distanza di pochi mesi dal permesso governativo e dalla prima semina, la marijuana di Stato ha cominciato a dare i suoi frutti e la prima coltura da adibire alla lotta contro patologie di tipo oncologico, infettivo e genetico è finalmente pronta a fare il suo ingresso all'interno delle strutture ospedaliere dove è in corso la sperimentazione.
Ampiamente impiegata nella maggior parte delle nazioni occidentali in virtù delle sue proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie, la cannabis destinata ad uso terapeutico è dunque da oggi una realtà di fatto riconosciuta anche in Italia e il nostro Paese può vantarsi di essere il primo e l'unico al mondo dove le coltivazioni di marijuana vengono gestite direttamente dallo Stato, senza l'intermediazione privata che avrebbe aggiunto ulteriori costi e la necessità di ulteriori controlli.
Pur non riportando ancora esiti certi in materia, il versante relativo all'impiego di cannabis potrebbe condurre in un immediato futuro ad una somministrazione mirata (sotto stretto controllo medico) finalizzata a combattere ed alleviare i quadri sintomatologici connessi con alcune forme tumorali, con la Sla e con l'Aids, apportando vantaggi in termini di qualità e aspettativa di vita dei pazienti.
Tenendo ben presente che la possibilità di impiego della marijuana ad uso terapeutico rappresenta un ambito ben distino da quello relativo all'annosa questione sull'opportunità di legalizzare o meno il prodotto per usi “ricreativi”, la notizia della prima coltura statale rappresenta comunque un ottimo segnale di progresso per il nostro Paese e soprattutto per quelle tasche costrette fino a ieri ad esborsi inutili in direzione di nazioni pronte a vendere foglioline a peso d'oro ai nostri ministri.




