Scrivere le ricette in stampatello eviterebbe l'84% degli errori medici
Esattamente come ogni altra attività umana, il mondo della medicina deve le sue probabilità di successo terapeutico ad una lunga serie di variabili che occorre quantificare prima di procedere con una data operazione o con una prescrizione, al fine di ridurre i margini di rischio ad una soglia in grado di impedire errori ed imprevisti.
Molte delle variabili in questione risultano essere ampiamente note e piuttosto onerose, mentre altre si trovano invece ad essere talmente banali da venire sovente trascurate, fino al punto di dare vita ad una catena di errori clinici destinata a ripercuotersi sul successo della terapia che si intendeva approntare.

Secondo i dati emersi nel corso del convegno tematico “Paziente sicuro in ospedale”, tenutosi a Roma alla presenza delle principali autorità sanitarie della Regione Lazio, pare infatti che l'84% degli errori che si registrano su base annua in ambito sanitario siano ascrivibili alla pessima grafia dei medici, intenti a compilare ricette, prescrizioni e richieste di ricovero secondo le tradizionali modalità definite come “a zampa di gallina” e dunque totalmente illeggibili.
Partendo dalla triste constatazione che ogni anno in Italia avvengono circa 320 mila errori su un numero di ricoveri pari a 8 milioni, i medici romani hanno infatti scoperto che una grafia quasi geroglifica è in grado di condizionare percentuali altissime nella lunga casistica e di mettere in moto catene di incomprensioni stimate nella misura record pari, appunto, al sopracitato 84% del totale.
Ovviamente, per porre rimedio ad una situazione in cui i pazienti si trovano a ricevere terapie sbagliate, a venire assegnati a reparti erronei o addirittura a vedersi operare un femore sano, invece di quello malato (è successo davvero, ieri a Napoli), basterebbe che i medici mettessero da parte quella fretta che li ha resi celebri tra i grafologi di tutto il mondo e decidessero, una buona volta, di votarsi verso una scrittura in stampatello, rigorosamente maiuscolo, dal carattere più univoco e meno accidentale.
A fronte di una serie di errori di trascrizioni pari al 26% delle trascrizioni totali, sarebbe dunque sufficiente ripensare in toto le modalità di compilazione delle cartelle cliniche e porre rimedio ad incomprensioni talmente banali da non rientrare nemmeno nella casistica medica delle variabili da quantificare prima di mettersi all'opera.




