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La musica di Verdi, Puccini e Beethoven migliora la salute del cuore

10 Giu 2015
La musica di Verdi, Puccini e Beethoven migliora la salute del cuore

Non molto tempo fa, alcuni ricercatori avevano scoperto in modo quasi accidentale che l'ascolto prolungato delle composizioni di Mozart produceva un effetto rilassante sul sistema nervoso centrale e contribuiva ad alleviare i disturbi connessi con lo stress post-traumatico, andando così ad inaugurare una stagione di ricerca improntata sul rapporto, tutto da scoprire, tra musica classica e organismo umano.

A confermare il potere curativo della musica classica è giunto in questi giorni un ulteriore studio condotto dalla Oxford University, secondo il quale alcune opere di Verdi, Puccini e Beethoven potrebbero favorire l'abbassamento della pressione sanguigna e costituire così un autentico elemento cardiotonico e cardioprotettivo in grado di salvaguardare l'apparato cardiovascolare di fronte a pericolosi eccessi.

verdipuccinicuore

Basandosi su un'ampia letteratura clinica antecedente, i medici inglesi hanno postulato l'esistenza di un nesso tra l'ascolto di musica classica e la possibilità di influenzare il ritmo del battito cardiaco, scoprendo che alcune particolari composizioni, contraddistinte da un andamento piuttosto blando, favorivano il rilassamento della muscolatura cardiaca e il conseguente abbassamento della pressione arteriosa.

Opere come il “Va Pensiero”, la “Nona Sinfonia” o il “Nessun Dorma” seguirebbero cioè una andamento ritmico tale da indurre il sistema cardiovascolare a “sintonizzarsi” sulle note delle composizioni, fino al punto di favorire l'insorgenza di uno stato complessivo di benessere corporeo legato alla ridotta attività cardiaca.

Un esperimento condotto dai ricercatori di Oxford mediante il ricorso a sei distinte tipologie di musica classica ha successivamente confermato l'ipotesi inziale, mostrando come le condizioni cardiache dei volontari coinvolti nel test subissero lievi benefici se poste di fronte al lungo ascolto di opere baste su un ritmo lento (circa 10 secondi), mentre l'ascolto di composizioni più veloci e movimentate non produceva invece nessun mutamento tangibile.

Se confermata, la teoria dei medici inglesi andrebbe ad aggiungere un importante tassello nel quadro di insieme che congiunge l'attività interna del nostro organismo con la presenza di determinati stimoli auditivi, proseguendo così la felice stagione di ricerca iniziata con Mozart e desiderosa di inseguire una linea di pensiero sorta in modo quasi accidentale e volata via sulle sue ali dorate.

 

Cinese di Maputo

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